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Come tu mi vuoi

Disponibile negli store on line Come tu mi vuoi, quarta uscita della collana Storie Ardenti, edito da Delos Book.

Una nuova agenzia di appuntamenti è stata aperta in città e calamita l’attenzione e i sogni di tante donne sole e insoddisfatte. Costanza, disincantata e amareggiata dall’amore, si accosta controvoglia a questi mercanti di compagnia e illusioni, con la segreta speranza di poterne smascherare gli inganni. Ma basta una visita negli uffici di “Kimera” perché si ritrovi prigioniera in una ragnatela di sogni inquietanti e tenebrosi, in un caleidoscopio delirante nel quale nulla è ciò che appare. Lei stessa sarà costretta a fronteggiare le sue fantasie più intime e oscure, perdendo se stessa tra le spire di un incubo sensuale e senza uscita.

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Published: 11 Dicembre 2015

da Chrysale: Il caldo alito del deserto

“Sto morendo di caldo!”
Chrysale valutò mentalmente che quella era solo la millesima volta che il suo compagno di viaggio erompeva in quell’esclamazione lamentosa.
Dalla venticinquesima egli aveva scelto deliberatamente di ignorarlo, perché conosceva abbastanza Loredan da sapere che, se avesse seguitato a dargli retta e a commiserarlo seppur minimamente, il mago si sarebbe adagiato nel suo consueto vittimismo, portandolo all’esasperazione.
Non che fosse facile esasperare Chrysale…
D’altra parte, benché il caldo fosse effettivamente molto intenso, come del resto era stato per tutta quella prima settimana d’estate, era certo di non doversi preoccupare dell’eventualità che il suo compagno stramazzasse a terra da un momento all’altro.
Con un movimento fluido e aggraziato della mano, Loredan aveva nel frattempo fatto comparire dal nulla un fastoso ventaglio di seta color malva, decorato con nastri e piume variopinte, e se lo andava sventolando con aria stizzita e depressa sotto il naso.
“Se avessi saputo che mi sarei imbattuto in un clima simile, – riprese a lamentarsi – sarei rimasto ad Aruna”.
Chrysale scosse appena le spalle.

 

da Chrysale: Il caldo alito del deserto

Published: 21 Novembre 2013

da Il Bacio del mullo

Aveva seguito la ragazza dall’uscita del locale. L’aveva scelta fra tante. Non c’era una ragione precisa. Non era più bella delle altre. Il modo in cui ballava non era più seducente, la sua risata non era più conturbante. Era solo una donna che tornava a casa, nella notte, sotto la pioggia, dopo una serata con le amiche. Una donna sfortunata.
«Buonasera.»
Il saluto la colse mentre frugava nella borsetta, cercando le chiavi. Il taxi che l’aveva accompagnata era già ripartito. Alzò lo sguardo sorpresa, spaventata. Aveva gli occhi di una creatura braccata, pieni di paura e di pioggia. Ma quando vide il volto dell’uomo l’emozione che provò non fu del tutto sgradevole. Lui incurvò le labbra generose godendo della meraviglia che vedeva in quegli occhi, del piacere inaspettato che li rendeva lucidi, languidi, senza che lei avesse ancora potuto formulare un pensiero razionale. La pioggia scrosciava su entrambi, racchiudendoli in una prigione acquorea, ma la ragazza sembrava non rendersene più conto.
«Ti stai bagnando» suggerì l’uomo. Non era esatto. Era già fradicia, i capelli che avevano perso ogni piega e le colavano intorno al volto e sulle spalle come rivoli di catrame, la pelle delle braccia e delle gambe lasciate nude dal vestito succinto percorsa da ghirlande di brividi.

da Il Bacio del mullo

Published: 13 Novembre 2013

da Il posto delle bambole

Erano passati dieci anni dal nostro primo incontro, ed eravamo cambiati entrambi. Eppure un privilegio degli amanti è la capacità di annullare lo scorrere del tempo, di lasciarlo sospeso fuori dalle pareti dell’alcova, lasciandolo fluire per tutti gli altri, ma non per loro. Tutto ciò che è stato e sarà non ha più importanza, ma il momento, diluito e infinite volte bevuto da coppe gemelle, solo quello ha valore. Un lusso speciale, che permette ad ogni incontro amoroso di rinnovarsi, alla passione di divampare come se fosse la prima volta, o l’ultima, sempre. Eravamo cambiati, io ero invecchiato, e quel corpo bianco allacciato al mio si era allungato, era cresciuto, come un albero sulla riva di un ruscello, snello, flessuoso, delicato e forte a un tempo.
Il pallore quasi luminoso della sua carnagione trasmetteva un’illusione di fragilità, come di qualcosa troppo facile da sgualcire, eppure il vigore dell’adolescenza scorreva in quelle membra, che cercavano le mie, bramose, audaci, lasciandomi spesso ansante, sfinito, ancora ardente di desiderio. Era una danza senza artifizi la nostra, un duello alla pari che non conosceva menzogna, sebbene ci separasse un’intera vita, o forse solo la mia, con le mie infinite esperienze consumate e perdute, così diversa e distante dal suo mondo di brezze e pomeriggi quieti.
La freschezza di quel corpo si trasmetteva a me, donandomi una seconda giovinezza, come un balsamo distillato da un generoso alchimista, e io non potevo, non volevo rinunciare a quella tardiva primavera.
Allungai la mano e l’affondai tra i suoi capelli, fini, curiosamente freddi al tatto, come se dell’argento non avessero solo il colore, ma anche la sostanza. Emise un sospiro simile a una risata, una delle sue risate sbuffanti, con le quali ostentava la sua ferma decisione di non prendere nulla sul serio. Forse tuttosommato non eravamo così diversi, lui ed io, ed era solo quell’indole malinconica che andavo sviluppando con l’età a voler dipingere per il mio giovane amante un’infanzia edenica e senza ombre. Un’infanzia vissuta tra le bambole, come una bambola.

da Il posto delle bambole

Published: 6 Novembre 2013

da Anemone rosso

La prima volta fui io a cercarti.
Sfidai la luce del sole, quel giorno, per venire da te, attraverso i sentieri segreti del parco. Avevo assunto l’aspetto di un giovane uomo, ma questo non mi proteggeva dal mio naturale nemico. La mia essenza ardeva, consumandosi in una squisita agonia, e tuttavia più feroce ardeva il desiderio di incontrarti.
Seduto in mezzo al prato sembravi piccolissimo, un fanciullo di carne e sangue schiacciato tra la terra e il cielo. Mi ero avvicinato in silenzio, e per un attimo ero rimasto a torreggiare su di te, che con le dita minute intrecciavi steli di fiori e lingue d’erba. La mia ombra ti avvolse completamente, non l’ombra del giovane mortale che ti sorrideva, ma l’ombra che scorreva in ogni singola fibra del mio essere, la sostanza stessa di cui ero fatto.
Senza una parola avevi allungato la mano verso di me, porgendomi un fiore, un anemone dalla veste scarlatta e dal cuore purpureo. Mi ero lasciato cadere accanto a te. Non ti chiedesti neppure chi io fossi, pago di quell’inaspettata compagnia, così rara, nei tuoi pomeriggi solitari. Il profumo della tua carne mi torturava, dilaniando la mia essenza già messa a dura prova dal sole. Eppure sorridevo. Tu no, ma mi scrutavi con gli occhi limpidi, e deponevi fiori sui miei capelli, sulla mia camicia color sangue. Mi copristi di fiori, come si copre di fiori un amante, o qualcuno che è morto. Ti lasciai fare. Conoscevo la tua genia, e solo per il nome che portavi ti odiavo. Ma mi bastava sapere che avrei potuto far scempio delle tue carni indifese, banchettare con la tua innocenza, dissetarmi col tuo sangue. Mi bastava sapere quanto poco ci sarebbe voluto, per essere appagato. Me ne andai prima che loro ti trovassero, prima che potessero accorgersi che non eri solo. Era per te che ero venuto, solo per te. Mentre mi alzavo per andarmene, la tua mano si sollevò verso di me, le dita si aprirono cercando le mie, intrecciandosi ad esse in un appiglio inaspettato.
“Domani?…” domandasti. Non c’era nella tua voce né una preghiera, né una supplica. Non era il capriccio di un bambino. Nessuna urgenza. Nessuna lamentosa richiesta di indulgenza.
“Presto” risposi, stringendo le tue dita, mentre già avvertivo la mia essenza liberarsi di quelle spoglie anguste, per tornare alla sua sconfinata dimora.

da Anemone rosso

Published: 6 Novembre 2013