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da Chrysale: La Locanda della Spiga d’Oro

“Permettete, signore?”
Chrysale sollevò gli occhi dal proprio gioco di carte, e rivolse uno dei suoi cortesi sorrisi all’uomo che gli stava davanti.
“Sì?”domandò affabile.
L’accoglienza garbata sembrò rinfrancare un poco l’ometto, che, tuttavia, rimaneva sulle spine.
Naturalmente Chrysale aveva registrato la sua presenza nella sala già da un pezzo, così come aveva fatto per tutti gli avventori che, quella sera, cercavano rifugio dalla pioggia scrosciante nella Locanda della Spiga d’oro.
Dell’ometto, nella fattispecie, aveva subito indovinato il disagio, come se si trovasse in un luogo che poco o nulla aveva a che fare con lui.
“Perdonate se ho l’ardire di disturbarvi.”, cominciò.
A dispetto del nervosismo, i suoi modi erano affettati e sussiegosi. Evidentemente proveniva da un ambiente assai diverso da quello della maggior parte degli avventori, per lo più mercanti o avventurieri.
Anche il fatto di restare in piedi, mentre il suo interlocutore era seduto, sembrava risultargli del tutto naturale, e Chrysale ne ebbe la conferma quando, invitatolo a sedere di fronte a lui, ricevette un cortese ma fermo rifiuto.

da Chrysale: La Locanda della Spiga d’Oro

Published: 12 Novembre 2013

da Chrysale: I fiori del deserto

“Buongiorno, signore”.
Il capitano della nave alzò gli occhi dal registro sdrucito che stava esaminando e il respiro gli si mozzò in gola.
“Buongiorno…” balbettò a fatica, lisciandosi automaticamente le pieghe del farsetto stazzonato, e spostandosi dalla fronte i capelli unti.
Gli occhi azzurri come il mattino che lo scrutavano sopra il velo rosa sorrisero ed i sonaglietti dorati che scendevano sulla fronte pallida tintinnarono graziosamente.
La donna indossava un’ampia veste di velo color pesca, di quelle comuni tra le genti del Mare di Sabbia: passamanerie ricamate in oro le si stringevano intorno alle caviglie sottili, i calzoni fluenti lasciavano intravedere una generosa porzione dei polpacci ben modellati ed il corpetto ornato di perle e specchietti lasciava indovinare chissà quali altre delizie. Benché gran parte del volto fosse coperta dal velo, il capitano ebbe la certezza che anch’esso fosse all’altezza del resto.
“Cosa posso fare per voi, mia signora?” domandò, cercando di dominarsi.
La voce della donna era calda e vellutata, leggermente velata e proprio per questo ancora più seducente.
“Io e la mia compagna di viaggio ci troviamo in serie ambasce” spiegò e solo allora l’uomo intravide le altre tre figure ferme poco lontano, sulla banchina del porto: altre due donne e un ragazzino.
“È necessario che attraversiamo il lago il prima possibile” continuò la sua interlocutrice.
“Dei predoni hanno assalito la nostra carovana e ucciso il nostro seguito. Come vedete siamo rimaste sole con la nostra ancella e un giovane paggio” disse, indicando il gruppetto.
“Capisco” rispose il capitano, grattandosi il mento.
“Non è prudente per due donne sole viaggiare, di questi tempi… Ma avreste di che pagarmi?”
La fanciulla si portò la mano bianca al corpetto, e fece scivolare fuori un borsellino damascato.
“Non temete” mormorò, mentre egli occhi dell’uomo erano ancora fissi sulla pelle bianca del seno appena intravisto.
“Siamo riuscite a portare con noi qualcosa. E se non dovesse essere sufficiente sull’altra sponda ci attende il promesso sposo di mia cugina con tutto il corteo nuziale”.
Il capitano soppesò il borsellino.
“Nessun problema, mia signora” ghignò poi, mostrando i denti marci.
“Sarà un onore avere voi e vostra cugina sulla mia umile nave. Disponete pure di me come volete”.
La fanciulla abbassò lo sguardo, grata, e saluto l’uomo, prima di tornare dalle sue compagne con la lieta notizia.

da Chrysale: I fiori del deserto

Published: 12 Novembre 2013