Interviste

 

Intervista a FEDERICA SOPRANI
BIOGRAFIA: Federica Soprani vive a Parma, cercando di coniugare da anni la passione per la scrittura col lavoro e la gestione di una famiglia che ha più zampe che arti. Si è laureata in lettere moderne con una tesi dal titolo “La figura del Vampiro” nel Teatro tra ‘800 e ‘900. Ha pubblicato racconti in antologie, su riviste e periodici. Insieme a Vittoria Corella ha pubblicato i sei episodi della serie poliziesco-vittoriana “Victorian Solstice” (www.victoriansolstice.it), il romanzo Steampunk “Victorian Vigilante”. “Le infernali macchine del Dottor Morse” (Nero Press) e il romanzo “Una segretaria per Milord” (Harper Collins Italia). Il suo romanzo “Corella, l’ombra del Borgia” (www.corella.it) ha vinto il Premio Letterario Mondoscrittura 2013. Ha pubblicato con Lettere Animate, collana I Brevissimi, “Il bacio del mullo”, nell’antologia “Diari del Sottosuolo”, a cura di Diario di pensieri persi, il racconto “Dancing with Roger”, nella raccolta “Occhi del drago” di Gainsworth Publishing il racconto “Le rovine”. Nel 2015 ha pubblicato con Delos Book “Come tu mi vuoi”, collana Storie ardenti, incluso poi nel cartaceo 2Fantasie piccanti”, edito da Mondoscrittura. Nel 2017 ha pubblicato con Edizioni il Vento antico la raccolta di racconti “Quello che sulla Terra sapete”. Sito: www.federicasoprani.it Pagina autore su Amazon: https://tinyurl.com/krrwkje
LINDA BERTASI: Partiamo come sempre dalla STORIA. Cosa rappresenta per te il romanzo storico? Qual è il suo fascino?
FEDERICA SOPRANI: Ciao Linda e grazie infinite per l’ospitalità! È un onore e un privilegio far parte di questo consesso di anime belle. Per quanto riguarda la tua prima domanda, amo la storia da quando posso ricordare. Fin da piccolissima era una delle mie materie preferite a scuola (ebbene sì, ero una piccola, odiosa mocciosetta che amava andare a scuola e studiare, nonostante le cose con i compagni di classe non andassero proprio benissimo…) Mi è sempre piaciuto immergermi in altre ambientazioni storiche, sognare come potesse essere muoversi in altri tempi, altri luoghi. Quando studiavo un periodo storco, o leggevo un romanzo ambientato in quel periodo, creavo un mio alter ego e lo immaginavo muoversi per le strade, nei palazzi, e in questo modo, complice una fantasia ai limiti della malattia mentale, vedevo i colori, sentivo i profumi, gli odori, i suoni piacevoli e spiacevoli. Della storia, al di là dei grandi eventi, mi è sempre piaciuto cercare di immedesimarmi nella gente comune, in coloro i quali, di solito, non vengono menzionati nei libri, tantomeno sono protagonisti dei romanzi. Quegli uomini e quelle donne che la storia l’hanno vissuta, o alla quale hanno semplicemente assistito.
LINDA BERTASI: EDITING, fondamentale per un buon romanzo. Come te ne avvali e che importanza gli dai?
FEDERICA SOPRANI: Fondamentale sì, dopo le prime, tragiche esperienze con case editrici poco affidabili è diventato un ossessione per me! Prima di consegnare un racconto o un romanzo lo ripasso più e più volte. Quando scrivo con la mia socia Vittoria il passaggio diventa doppio, ovviamente (lei è peggio di me da questo punto di vista…). Se ne ho la possibilità, sfrutto l’aiuto e l’esperienza di un’amica di buona volontà e immensa cultura ed esperienza, che in passato si è rivelata preziosissima, o di chi gentilmente si offre per darmi una mano. Per ora ho pubblicato solo con case editrici, quindi poi si passa al lavoro con l’editor. Da questo punto di vista mi sono trovata bene con Harper Collins: la loro editor è molto, molto meticolosa, e, seppur con garbo e gentilezza, ci ha fatte sgobbare parecchio sui nostri testi, con un lavoro di almeno due mesi e circa 4 passaggi a romanzo! Comunque, per certi versi, considero l’editing quasi più importante della stesura del romanzo. E’quello che gli antichi artigiani e artisti chiamavano ‘lavoro di cesello’. Senza contare che, quando in un romanzo pubblicato, anche non mio, trovo un refuso, provo una sorta di dolore fisico.
LINDA BERTASI: RICERCA, essenziale per un buon storico. Come la affronti?
FEDERICA SOPRANI: Con curiosità, prima di tutto. Tutto nasce della curiosità. Da ragazzina passavo intere giornate in biblioteca. Prendevo in mano un libro, lo leggevo, trovavo un rimando a qualcos’altro, cercavo un libro che ne parlasse, e facevo sera. Con internet questo sistema di link e rimandi è diventato molto più facile, veloce e maniacale. Prima di scrivere su un’epoca cerco di leggere il più possibile su di essa, non solo saggi, ma anche romanzi, riviste, se possibile, perfino fumetti, e mi guardo anche film e serie televisive. La cosa fondamentale per me, quando scrivo, è riuscire a creare l’atmosfera giusta in cui invitare il lettore, prenderlo per mano e farlo sentire a suo agio nel mondo che ho creato per lui. Quindi anche i piccoli dettagli, come quello che si mangia o gli odori che riempiono l’aria, sono importanti. Nel caso di personaggi storici o eventi sui quali esistono punti di vista differenti, cerco di leggere più che posso, e poi scelgo ‘da che parte stare’, quale teoria sostenere. Questo per esempio quando ho scritto sui Borgia, o quando scrivo su Napoleone e i suoi Marescialli.
LINDA BERTASI: Hai pubblicato con medie e grandi case editrici. SELF Vs. CE chi la vince?
FEDERICA SOPRANI: Eh…. bella domanda. Non ho mai pubblicato in self. Ci sto pensando. Non so decidermi. Preferisco le case editrici, credo sarà sempre così. Anche piccole, purché oneste e animate da passione per i libri. Con l’ultimo editore, Edizioni Il Vento Antico, mi sono trovata benissimo da questo punto di vista, mi hanno fatta sentire davvero speciale e hanno trattato molto bene la mia raccolta di racconti. Credo che la situazione dell’editoria italiana sia tale da rendere difficile valutare quale sia il male minore. Le case editrici, soprattutto quelle grandi, sono a dir poco intasate di manoscritti, molti dei quali di dubbia qualità. C’è più gente che scrive che gente che legge, e questa per me è una contraddizione insanabile. Non si può scrivere senza leggere, perdinci! D’altra parte, però, spesso le CE grandi guardano solo a prodotti facilmente commerciabili, a discapito della qualità, producendo una generazione dopo l’altra di lettori che si accontentano davvero di poco, che perdono il piacere per la bella letteratura. Allora ci si può solo rifugiare nei classici, o in quelle perle che, di quando in quando, si trovano ancora in libreria. E perle se ne trovano anche nel self, ancora più rare, ancora più difficili da stanare, perché ogni giorno esce davvero tanta, troppa roba, e farsi notare è spaventosamente difficili in una marea di manine alzate che gridano: “Io! Io!” Forse alla fine la soluzione delle case editrici piccole e medie è la migliore, purché si scelgono quelle oneste, che non lucrano sui lavoro dello scrittore, e che si danno un po’da fare con fiere etc. Magari non si arriverà alla grande distribuzione, ma almeno i avrà un po’di credibilità e sostegno in più.
LINDA BERTASI: SCRITTURA A 4 MANI. La consigli? Com’è stata la tua esperienza e, se dovessi dare un consiglio a chi vuole cimentarsi per la prima volta, quale sarebbe?
FEDERICA SOPRANI: Ho scritto con Vittoria Corella per parecchi anni. Spero succederà ancora. Al momento ci siamo prese una pausa, come in tutte le grandi storie d’amore. Più che altro lei lavora 12 ore al giorno, e anche la mia vita si è parecchio incasinata negli ultimi mesi. Oltre che con lei mi è capitato spesso di scrivere a 4 mani, anche solo per gioco, ma mai ho raggiunto lo stesso livello di empatia e sintonia. È stimolante, divertente, ti costringe a metterti costantemente alla prova. È anche doloroso, ma anche il dolore serve, per maturare e crescere. Se devo dare un consiglio a chi vuole iniziare a farlo, il consiglio è: fallo per divertirti. Prendilo come un gioco. Magari parti proprio da un gioco. Io e Vittoria abbiamo cominciato da un gioco di narrazione on line che avevamo creato noi stesse, Victorian Solstice. Tutto è nato da lì. Scrivevamo ogni giorno, facendo interagire i nostri personaggi, creando gli scenari di gioco per gli altri giocatori che lo frequentavano. C’è ancora un bacino di trame e materiale immenso, là sotto. Scrivete insieme come se giocaste, la scrittura a quattro mani deve essere prima di tutto un piacere. E poi cercate di correggervi a vicenda, ascoltate critiche e consigli, litigate, se serve. Non smettete mai, mai di mettervi in discussione.
FRANCESCA VICINI: Buongiorno, domanda per Federica, ho visto che hai scritto una serie di polizieschi, quali difficoltà si trovano nello scrivere questo genere?
FEDERICA SOPRANI: Ciao Francesca e grazie per la tua domanda. La principale difficoltà per me è stata che, quando ho iniziato, la mia esperienza sul genere era soprattutto cinematografica. Vittoria, invece, è sempre stata una lettrice avida di romanzi polizieschi, così come di biografie sui serial killer e altre amenità… Il fatto poi che i nostri polizieschi siano tutti ambientati tra il 1890 e il 1891 non ha facilitato le cose. Abbiamo dovuto studiare parecchio per capire come funzionassero all’epoca le indagini di polizia, di quali strumenti (pochi, in realtà…) potessero avvalersi gli uomini di Scotland Yard, quali fossero le procedure. Abbiamo letto parecchio, visto serie televisive ambientate nell’epoca (da Copper a Ripper Street, a una serie imprecisata di sottoproduzioni su Jack lo Squartatore…). In Victorian Solstice l’elemento poliziesco è forte, ma in molti casi passa in secondo piano rispetto all’evoluzione dei personaggi e dei loro rapporti, alquanto intricati. Ci interessava creare un buon equilibrio tra le due cose: certi lettori preferiscono seguire appunto la trama polziesca e immergersi nella nostra Londra oscura e spesso sanguinosa, altri, soprattutto le fanciulle ,preferiscono stare dietro a Jonas e Jericho e alle loro vicende personali tormentatissime.
ORNELLA ALBANESE: Ciao Federica, ho visto che anche a te piace spaziare tra più generi. Ti chiedo se lo fai per metterti alla prova con registri diversi. O perché alternare generi dà nuovi stimoli a chi scrive. Non partecipo all’estrazione perché ho già il romanzo, che sono impaziente di leggere.
FEDERICA SOPRANI: Ciao Ornella, aspetto di sapere cosa ne pensi di Michele, allora. Sono sempre stata una lettrice onnivora, fin da bambina, e sono diventata una scribacchina altrettanto onnivora. Vivo la scrittura come una sorta di viaggio nel tempo e nello spazio, a volte mi sento un po’ come il Doctor Who, personaggio che non a casa amo molto…. Da piccola sognavo di avere una macchina magica che permetteva a me e alla fitta schiera dei miei amici immaginari non solo di viaggiare nel tempo, ma anche di entrare nei romanzi e nelle ambientazioni fittizie. Mi piace spaziare nei generi come mi piace spaziare nelle epoche, e a seconda di ‘dove’ e ‘quando’ sono adeguo il mio stile e il linguaggio dei personaggi. Trovo fastidiosissimo l’utilizzo di termini e modi di dire moderni in romanzi d’epoca, mi fa davvero male al cuore.
ORNELLA ALBANESE: Sono d’accordo. Pensa che ho appena eliminato il termine trolley da un romanzo perché nell’87 ancora non esistevano. É una guerra all’ultimo sangue. E quanto al parere, volentieri, ma più avanti. Ho appena scaricato la mia scorta per l’estate.
GIOVANNA BARBIERI: Che caratteristiche devono avere i gialli storici?
FEDERICA SOPRANI: Benritrovata! Il giallo storico è un genere difficile, perché esige lo studio della mente di persone vissute 100, 200, 1000 anni fa. Quindi alla ricerca sui caratteri e sulle tare mentali, sulla metodologia criminale, deve affiancarsi quella sul loro ambiente, sul contesto storico. Molto bello e stimolante, ma anche molto faticoso! Come in tutti i romanzi storici è necessari omettere il lettore in condizione di capire di cosa si sta parlando, farlo entrare nell’atmosfera e nell’ambientazione dell’epoca, ma senza tediarlo con odiosi ‘spiegoni’, che gli farebbero perdere di vista la trama e spezzerebbero il ritmo narrativo. È una bella sfida, e come tutte le sfide stimolante.
LAYLA CAVALLARO: Ciao Federica, da cosa o da chi è arrivata l’ispirazione per la stesura di “Corella – l’ombra dei Borgia”?
FEDERICA SOPRANI: Ciao Layla, è un piacere averti qui Emoticon smile:) Bellissima domanda… allora, tanti, tanti anni fa giocavo in una chat on line, cainiti.com Era strutturata come un castello e tutti i personaggi che vi entravano erano vampiri. Una sera il Ciambellano, che notificava l’ingresso in chat di un nuovo personaggio, annunciò l’arrivo di Cesare Borgia. Io all’epoca non avevo mai approfondito la storia della famiglia Borgia, non ne sapevo davvero nulla, ma inizia a interagire con questo nuovo personaggio e mi trovai subito benissimo. Nel giro di poco tempo la chat si popolò di una piccola Corte di suoi amici, alcuni personaggi storici, tra cui Michele Corella, altri di fantasia, che tenevano banco per tutta la notte a decine di giocatori. Curiosa come sono, inizia a documentarmi sulla storia vera di Cesare Borgia, e così mi imbattei in Micheletto, la sua anima nera, molto diverso da quello che vedevo in chat, a sua volta dannatamente affascinante, ma ugualmente interessante. La lettura di O Cesare o nulla di M. Vazquez Montalban mi diede il colpo di grazia. In questo romanzo meraviglioso Cesare, ma soprattutto Michele sono descritti in un modo così superbamente romantico che non ho potuto fare a meno di tentare di imitarlo, e di creare a mia volta un Micheletto che riabilitasse un po’questa tartassata figura storica.
LAYLA CAVALLARO: Che meraviglia!
FEDERICA SOPRANI: Cosa, la mia psicosi?
LAYLA CAVALLARO: La tua “bizzarria”, la tua creatività, la tua curiosità che è sinonimo di intelligenza!
FEDERICA SOPRANI: Ah, ok… Allora grazie. Pensa che, un tempo, tutte queste caratteristiche erano considerate difetti. La mia mamma, che purtroppo non c’è più, si preoccupava tantissimo dei miei interessi ‘impopolari’, che mi avrebbero condannata alla solitudine eterna!…. Spero che ovunque sia adesso possa vedere che non è andata così male.
LAYLA CAVALLARO: Sarà sicuramente orgogliosa di te e del tuo lavoro…Io ho una particolare predilezione per tutte quelle persone che dimostrano la loro unicità senza paura… E diciamola tutta: io sono una di loro!
FEDERICA SOPRANI: Grazie per le belle parole riguardo alla mamma e tutto il resto. Ci vuole sempre e comunque un gran coraggio a fare qualcosa di cui non frega niente a nessuno.
LAYLA CAVALLARO: Già, ma tutto ciò crea un sapore davvero unico, incomparabile!
LAYLA CAVALLARO: Esiste un libro che ha avuto una grande influenza nella tua vita? C’è uno scrittore che consideri il tuo mentore?
FEDERICA SOPRANI: Più di uno, ti dirò… Il già citato O Cesare o nulla di M. Vazquez Montalban, per esempio. Ma soprattutto una triade di autrici, tutte donne: Angela Carter, con la sua La camera di sangue; Tanith Lee, praticamente con tutta la sua produzione, in particolare serie Flat Earth; Paola Capriolo, con Vissi d’arte. E poi i classici dell’800, da Victor Hugo a Teophile Gautier, e la letteratura inglese… Cime tempestose di Emily Bronte è e rimane il mio romanzo preferito in assoluto.
LAYLA CAVALLARO: Concordo appieno con i classici dell’800!
LAYLA CAVALLARO: Può uno scrittore distinguere, tra le sue opere, quella preferita? Se sì, tu quale preferisci?
FEDERICA SOPRANI: Bella domanda… non lo so, sai? No, non saprei operare una scelta. Ho scritto tante storie, tutte diverse, tutte con pregi e difetti, credo. Forse sono particolarmente affezionata a Corella, perché è stata la prima volta in cui mi sono messa alla prova su un romanzo lungo. Ma una preferita no, non c’è.
LAYLA CAVALLARO: Federica, quale dei personaggi dei tuoi libri assomiglia più a te?
FEDERICA SORPANI Domanda splendida e cattivissima. Michele mi somiglia molto. Il suo spirito di sacrifico, il suo sapersi annullare per gli altri, fino all’annichilimento, la sua purezza d’animo, volutamente soffocata e macchiata dai crimini che si costringe a commettere, alla fine solo in nome dell’amore per Cesare. Mi assomiglia anche Jericho Marmaduke Shelmardine, il medium protagonista di Victorian Solstice. Certo, non sono spregiudicata come lui, ma condividiamo parecchi gusti e atteggiamenti.
LAYLA CAVALLARO: Ultima domanda, qual è il prossimo passo? Grazie!
FEDERICA SOPRANI: Grazie a te! Prossimi passi… bella domanda! Ho appena finito un romanzo ambientato in un medioevo fantastico. È il primo volume di una trilogia, e sto aspettando di vedere cosa farne. Intanto ho iniziato a scrivere il secondo, ma parallelamente ho ripreso in mano un vecchio progetto Urban fantasy e un romanzo di narrativa pura sulla storia delle donne della mai famiglia. Sto pensando di cercarmi un agente letterario che mi tenga un po’più sui binari impedendomi di correre qua e là come un’ape impazzita!
SONIA MORGANTI: Federica, intanto complimenti per la tua produzione. Cosa ti fa decidere di tramutare un’idea in racconto invece che in romanzo, e viceversa? Cambiare generi e case editrici ti ha mai causato difficoltà, sia con il pubblico che con gli editori?
FEDERICA SOPRANI: Ciao Sonia. Grazie per i complimenti . Ho sempre amato moltissimo la dimensione del racconto, sia da leggere, sia da scrivere. Forse perché, facendo fatica a seguire solo una storia per volta, il fatto di cimentarmi in un romanzo richiederebbe che io restassi troppo a lungo su una cosa sola. Ma d’altra parte sono prolissa, barocca e con uno scarso dono per la sintesi, quindi, inevitabilmente, i racconti finiscono col diventare racconti lunghi, novelle, e arrivati a un certo punto, romanzi. Alla faccia della progettualità, insomma! Per ora non ho avuto problemi nel cambiare case editrici e generi. I lettori mi seguono abbastanza volentieri, e ogni volta ne saltano fuori di nuovi. Confesso di avere un po’di timore per il romanzo che devo pubblicare ora, Il cammino del Sapiente, perché c’è una forte componente sentimentale tra i personaggi maschili, e non tutti apprezzano storie di uomini che amano uomini. Nei miei romanzi precedente la componente omosessuale è spesso presente, in modo più o o meno esplicito, ma non così tanto. Ma mi auguro che, come già in passato, ognuno apprezzerà quello che è più nelle sue corde e mi perdonerà per il resto
ANNAMARIA LUCCHESE: Buongiorno, Federica. “Una segretaria per Milord” esce dalla produzione cui siamo abituati. Ci racconti la genesi di quel godibilissimo romanzo? F
EDERICA SOPRANI: Ciao, che bella domanda! (Poi facciamo i conti…) Una segretaria per Milord, ovvero ‘il romanzo che NON doveva essere scritto’. C’era questo concorso per romance. Io vado bella bella dalla mia coautrice, Vittoria, e le dico: “Proviamo?” Lei solleva per un attimo la testa e le mani lorde di sangue da un’autopsia vittoriana, alza le spalle e mi dice: “Vabbè…”Scriviamo il racconto, ridendo dall’inizio alla fine. Lo mandiamo al concorso. Ovviamente ci ignorano. Poi arriva Harper Collins, che ci chiede se abbiamo qualcosa da far leggere loro. Tra i vari testi meritevoli selezionati finisce anche Una segretaria per Milord, praticamente per sbaglio. HC se ne innamora e ci chiede di scriver un romanzo. Quindi, un po’perplesse, riprendiamo in mano quello che consideravamo un racconto umoristico, e lo facciamo diventare una storia d’amore, o qualcosa del genere. Assurdamente è la cosa che abbiamo scritto che ha venduto di più in assoluto. Certo che voi donne siete strane forti!!!
SIMONA FRIIO: Buongiorno Federica, buongiorno gruppo. Quando hai capito che la tua strada era scrivere? E’ scattato qualcosa? Oppure c’è un episodio in particolare che ti ha portato sulla strada della scrittura?
FEDERICA SOPRANI: Ciao Simona. No, è sempre stato così. Da bambina inventavo storie e le raccontavo a mia nonna, o agli altri bambini. Soprattutto favole e poi storie di paura. Già allora scribacchiavo qualcosa, e crescendo la necessità di mettere sulla carta i miei deliri mentali prima che sfuggissero è diventata sempre più impellente. Hanno iniziato a prendere forma di racconti e romanzi dopo i 15 anni. Sentivo il bisogno di raccontare quelle storie per cercare di farmi conoscere dagli altri, ero una ragazzina molto sola. Non è andata bene. La gente leggeva, ma non capiva, e sono rimasta a sola ancora per un po’. Ma intanto mi sono affinata.
LINDA BERTASI: Parliamo di “Corella, l’ombra dei Borgia”. Input? Cosa troveranno i lettori al suo interno? Tematiche e messaggio?
FEDERICA SOPRANI: Corella non è proprio un romanzo storico. É la storia di un uomo che ha subito la storia, che ne è stato travolto, suo malgrado, un po’per scelta, un po’per amore. Non racconta le gesta di un protagonista, di un eroe, ma di un comprimario che ha trascorso la sua breve vita nell’ombra, agendo in nome di un’ambizione non sua, di scelte obbligate che spesso andavano anche contro la sua volontà, contro il suo cuore. Ho cercato di scrivere un romanzo che potesse essere apprezzato anche da chi non conosce bene la storia della famiglia Borgia, e che magari potesse fornire uno stimolo a saperne di più. Odio i romanzi che esigono una laurea per essere letti, credo sia un preciso dovere per un autore di romanzi storici rendere la sua ambientazione comprensibile e accessibile a chi legge, a prescindere dal suo grado scolastico. In Corella ci sono naturalmente personaggi storici, Cesare, Rodrigo, Lucrezia Borgia e tutti gli altri membri di questa famiglia così particolare. C’è Caterina Riario Sforza, personaggio che amo moltissimo e al quale ho voluto riservare un ruolo speciale. Machiavelli. Corella, il protagonista, è paradossalmente, è il personaggio più romanzato. Di lui si sa davvero poco, storicamente, quindi ho dovuto e potuto prendermi ampie libertà. Finora a nessuno sembra aver dato noia, anzi, alcune recensioni lodano proprio le licenze storiche che mi sono presa, forse perché accompagnate da un buon rigore riguardo ai fatti reali e documentati Emoticon smile:) I lettori troveranno in Corella sentimenti forti, legami viscerali, un amore così forte da sfociare nell’odio, un’amicizia che alla passione amorosa non ha nulla da invidiare. Ci troveranno sangue, morte, misericordia, pietà, lealtà oltre la morte. Spero che ci troveranno emozioni, soprattutto.
LINDA BERTASI: Parliamo della tua tesi sui vampiri. Perché questa scelta?
FEDERICA SOPRANI: Ehehehhe… ho voluto unire due mie passioni che mi porto dietro fin da piccola: il teatro e i vampiri. Vidi il mio primo film di Dracula quando avevo 7 anni e fu subito amore. Da allora ho letto tantissimo sull’argomento, visto film più o meno validi. Sono stata una discepola fervida e appassionata di Anne Rice e dei suoi vampiri dannatamente glamour. Il teatro è una passione che ho ereditato da mio padre, che da giovane recitava in una compagnia amatoriale. Anche io ho fatto parte di una compagnia, e quando non ho più potuto seguirla per motivi di lavoro e vita mi sono data la gioco di ruolo dal vivo, meno impegnativo, ma ugualmente emozionante. La mia tesi parla dei vampiri in generale, e di vampiri nel teatro in particolare. C’è una lunga introduzione che prende in esame la figura del vampiro dal punto di vista storico, antropologico, culturale, letterario e cinematografico, e una seconda parte specifica sugli spettacoli teatrali a tema vampirico messi in scena dall’800 in poi. Infine, un’appendice parla del Teatro dei vampiri in Anne Rice, questo luogo meraviglioso e oscuro in cui vampiri si fingono mortali che si fingono vampiri. Un triplo salto mortale, insomma.
LINDA BERTASI: Un’ambientazione storica che vorresti utilizzare?
FEDERICA SOPRANI: Sicuramente l’epopea napoleonica. Sono innamorata dell’Impero, delle sue contraddizioni, delle sue grandezze e dei suoi orrori. Ho letto e straletto sui Marescialli di Napoleone, uomini controversi e spregiudicati, un po’eroi romantici, un po’banditi, senza morale, senza scrupoli, e nello stesso tempo dotati di eccezionale tempra e coraggio. Ho scritto per ora solo qualche racconto di ambientazione squisitamente bellica, ma spero di poter prima o poi creare qualcosa di diverso. Mi piacerebbe anche scrivere del periodo immediatamente successivo oltre Manica. Per ani ho creduto di essere la reincarnazione di Percy Shelley, e mi piacerebbe scrivere di lui, di Lord Byron, di Mary Shelley…. Vado in giro con una stupenda maglietta comprata alla Keats and Shelley Memorial House, con scritto: John and Mary and Percy and George. Sono consapevole che poca gente sappia di chi si tratti, ma io sono felice lo stesso!
LINDA BERTASI: Un personaggio storico che vorresti rubare a un altro romanzo e inserirlo nel tuo?
FEDERICA SOPRANI: Mattias Tannhauser dai romanzi meravigliosi di Tim Willocks. Ex giannizzero, avventuriero, poi cavaliere di Malta. Un uomo nato in un forgia, cresciuto nel sangue di molti nemici, che trova nella guerra la propria consacrazione, nell’amore il suo unico approdo e salvezza.
LINDA BERTASI: Invertiamo le lancette, puoi andare a cena con un autore del passato. Chi scegli?
FEDERICA SOPRANI: Assolutamente e senza ombra di dubbio Oscar Wilde. Anche Percy Shelley, ovviamente, ma Percy mangiava poco e niente, accidenti a lui, era vegano e campava di laudano e uva passa… io sono una gaudente e una buona forchetta.
LINDA BERTASI: Progetti futuri?
FEDERICA SOPRANI: Come scrivevo prima, pubblicare Il cammino del Sapiente, primo volume di una trilogia fantasy-storica (alla Game of Thrones per intenderci) con forte componente omoerotica. Poi portare avanti Luthais, il mio romanzo di mostri, e Inquieto il mio cuore, il romanzo-cronaca sulle donne della mia famiglia, a partire dalla mia trisnonna Afra, che gestiva un bordello nell’Oltrettorrente.
LINDA BERTASI: Cosa ti affascina dei Borgia?
FEDERICA SOPRANI: Il loro essere otusider, per forza. Erano spagnoli in Italia, stranieri in terra straniera, ‘marrani figli di madre marrana’… Pur essendo ricchissimi erano invisi a tutti, temuti e denigrati già quando erano vivi, figuriamoci dopo la loro caduta. Di Cesare mi piace la forza, l’ambizione spietata, la volontà incrollabile di portare avanti i propri sogni, a qualsiasi costo. E’un anti eroe romantico, un villain degno di un romanzo gotico, o di un poema di Byron, totalmente compreso nel proprio tormento interiore, al di là di ogni redenzione, di ogni amore. Lucrezia è stata una vittima della propria famiglia, ma nella mia visione era anche una creatura fatata, inadatta a questo mondo, e alla fine ha dimostrato più forza di tutti gli altri.
LINDA BERTASI: Tre ingredienti che non dovrebbero mai mancare in un romanzo storico?
FEDERICA SOPRANI: Ambientazione. Atmosfera. Coerenza storica. Le prime due cose sono collegate, e si rifanno alla mia idea che, per conquistare il lettore, devi portarlo dentro il tuo mondo. Nessuno legge un romanzo per avere una lezione di storia, per quello c’è il divino Alberto il sabato sera. Pochi spiegoni e tanta atmosfera, cura per i dettagli, per cose anche piccole, ma che facciano sentire il colore e l’odore locale. Per quanto riguarda la coerenza, i personaggi devono agire e parlare come uomini donne del loro tempo, altrimenti crolla tutto il teatrino. Non basta un giustacuore o un bustino per fare un romanzo storico. LINDA BERTASI: Storico ed erotismo? Giusto connubio?
FEDERICA SOPRANI: L’erotismo fa parte della vita, è giusto faccia parte anche della letteratura. Con cognizione. Non amo i romance, salvo rarissime eccezioni, non amo le storie in cui l’ambientazione storica è usata solo come mero pretesto per sfrenate scene di sesso e disperata passione davanti a un camino piuttosto che in una carrozza. Ma sono scelte. Per come la vedo io è giusto dare spazio anche all’erotismo, come all’amore e a qualsiasi altro aspetto dell’essere umano. Negarlo o enfatizzarlo è comunque un falsare la realtà.
LINDABERTASI: Definisci con tre aggettivi il tuo romanzo in palio.
FEDERICA SOPRANI: Appassionante. Struggente. Catartico.
SIMONA FRIIO: Federica, domanda sui Social. Come li gestisci e quanto incidono sulla “fama” di scrittore.
FEDERICA SOPRANI: Per noi piccoli scribacchini sostenuti da case editrici piccole e medie, ma anche grandi, a dirla tutta, i Social sono una delle poche possibilità di farci conoscere e spingere un po’ i quattro fogli imbrattati che ci ostiniamo a scrivere. Ho cercato di curare sempre molto questo aspetto. La pagina di Victorian Solstice sfiora i 7000 Mi piace. Questo non vuol dire che tutti abbiano letto i nostri libri, ma è diventata un punto di riferimento per chi ama la Londra vittoriana e raccoglie parecchi consensi. Per il resto tutto fa. Basta non esagerare. Lo spam selvaggio dei propri libri può risultare molto, molto fastidioso. Io sono sempre dell’idea che il rispetto per gli altri sia fondamentale, anche su internet. Ma io sono un gentiluomo d’altri tempi .
MATTEO BRUNO: Ciao Federica, so che per un autore è difficile scegliere tra le proprie opere (sono tutti figli), però se dovessi scegliere un titolo tra i tuoi (uno soltanto!), quale consiglieresti? In altre parole, quale ritieni che ti rappresenti di più? Grazie!
FEDERICA SOPRANI: Salve Matteo. Hai ragione, è difficile scegliere tra i propri ‘figli’ il preferito, perfino quando si è matrigne perfide come sono io (o così dicono i miei lettori). Comunque, dovendo scegliere, direi Corella, anche perché è uno dei pochi storici che ho scritto da sola, non in collaborazione con Vittoria, quindi è a tutti gli effetti figlio solo mio, o anche Quello che sulla Terra sapete, la raccolta di racconti che ho pubblicato da poco con Il vento antico, molti dei quali hanno ambientazione storica.
MATTEO BRUNO: Grazie! Però ne hai citati due.
FEDERICA SOPRANI: Hai ragione. Corella per sempre.
GIUSY MARRNE: Buonasera, il tuo personaggio storico preferito dei tuoi romanzi? Il tuo romanzo storico preferito? Il periodo storico di cui non hai mai scritto ma di cui vorresti occuparti?
FEDERICA SOPRANI: Ciao Giusy. Il personaggio storico preferito nei miei romanzi sicuramente Micheletto (Corella). Il mio antieroe, il mio Angelo oscuro, smarrito ai confini del cielo senza la minima intenzione di farvi ritorno. Il romanzo storico preferito probabilmente o Cesare o nulla di Montalban, anche se se la gioca di brutto con Il segreto del millennio di Catherine Neville, ammesso che lo si possa considerare storico. Per la terza domanda, come scritto altrove, epopea Napoleonica, anche se qualcosa ho già scritto.
JESSICA PENNINI: Ciao Federica, come ti sei appassionata alla storia dei Borgia?
FEDERICA SOPRANI: Ciao Jessica. Come già risposto a Layla, tanti, tanti anni fa giocavo in una chat on line. Era strutturata come un castello e tutti i personaggi che vi entravano erano vampiri. Una sera il Ciambellano, che notificava l’ingresso in chat di un nuovo personaggio, annunciò l’arrivo di Cesare Borgia. Io all’epoca non avevo mai approfondito la storia della famiglia Borgia, non ne sapevo davvero nulla, ma iniziai a interagire con questo nuovo personaggio e mi trovai subito benissimo. Nel giro di poco tempo la chat si popolò di una piccola Corte di suoi amici, alcuni personaggi storici, tra cui Michele Corella, altri di fantasia, che tenevano banco per tutta la notte a decine di giocatori. Curiosa come sono, inizia a documentarmi sulla storia vera di Cesare Borgia, e così mi imbattei in Micheletto, la sua anima nera, molto diverso da quello che vedevo in chat, a sua volta dannatamente affascinante, ma ugualmente interessante. La lettura di O Cesare o nulla di M. Vazquez Montalban mi diede il colpo di grazia. In questo romanzo meraviglioso Cesare, ma soprattutto Michele sono descritti in un modo così superbamente romantico che non ho potuto fare a meno di tentare di imitarlo, e di creare a mia volta un Micheletto che riabilitasse un po’questa tartassata figura storica. A ciò aggiungiamo solo che ho sempre avuto interesse per le famiglie un po’ maledette. Prima dei Borgia c’erano stati gli ultimi Valois, con Caterina de Medici e i suoi spaventosi figli.
TERESA MOLINARO: Sempre più donne giovani appassionate di storia! Quello che voglio chiederti è che effetto ti fa visitare I posti che sono in relazione con I tuoi romanzi? Per esempio mostre nei musei, castelli, chiese…
FEDERICA SOPRANI: Mah, giovane… Sono più vetusta di quanto possa sembrare. Ho sempre subito il fascino dei luoghi ricchi di storia, anche prima di iniziare a scrivere. Come scrivevo altrove, ho sempre avuto la tendenza a proiettarsi in un altro ambiente e in un’altra epoca, a immaginare come fosse la vita degli uomini e delle donne che si muovevano in quelle stesse sale, in quelle stesse strade 100, 200, 1000 anni prima di me. Perfino quando andavo in gita con la scuola mi perdevo da sola nelle città che visitavamo, solo per il gusto di poterle ammirare dal mio punto di vista. Un paio di mesi fa sono andata a Roma a trovare un’amica e, tra le tante bellezze che ho visto e rivisto, sono andata a vedere Palazzo Borgia. In realtà si tratta della casa in cui viveva Vannozza Cattanei, l’amante di Rodrigo, madre di Cesare, Lucrezia e dei loro fratelli. Ovviamente la suggestione è stata immensa. Avevo scritto Corella senza esserci mai stata di persona, e trovarmi lì era come essere sul set di un film. Il mio film. Credo molto nell’energia che permea i luoghi, anche quelli non particolarmente famosi, non da guida turistica. La vita degli uomini e delle donne, le loro emozioni, i loro pensieri, lasciano inevitabilmente delle tracce, delle scie. È questo che mi piace sentire nei luoghi ricchi di storia. Tutta la vita che hanno visto scorrere. Quindi mi basta andare nell’Oltretorrente della mia città, e ne sono subito circondata.
MACRINA MIRTI: Arrivo tardissimo. Chiedo scusa. Federica, a chi e a cosa ti sei ispirata per “Giulietta deve morire”? Spero che nessuno ti abbia già fatto questa domanda.
FEDERICA SOPRANI: Beh, quella è una citazione un po’più pulp dal film d’azione Romeo deve morire. Mi fa piacere che ti sia piaciuto, ci sono dei personaggi che mi sono rimasti decisamente nel cuore e dei quali non mi libererò facilmente. Dee, per prima, ma anche Dalton.
MACRINA MIRTI: É vero, a certi personaggi ci si affeziona. Come se fossero dei figli.
FEDERICA SOPRANI: Già. Peccato che quelli ai quali mi affeziono di più sono anche quelli che faccio soffrire maggiormente. Jericho ne è la prova vivente.

 

BLOG TOUR: Diari dal Sottosuolo – “Dancing with Roger” di Federica Soprani + intervista sul blog PENNA D’ORO

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– Ciao Federica,che piacere (ri)averti qui sul blog 🙂 Come nasce la tua collaborazione con Diari dal sottosuolo?
 Ciao a te e ben ritrovata! È un onore e un privilegio essere tua ospite.
La collaborazione con Diario nasce da un desiderio e dalle misteriose forze dell’universo che hanno reso possibile realizzarlo. Più prosaicamente, nasce dalla mia idea balorda di partecipare al concorso Mondadori Chrysalide lo scorso anno nella categoria Urban Fantasy con un racconto che a mio avviso tanto urban fantasy non era (confesso di essere un po’ confusa da tutte le nuove definizioni di generi letterari sorti negli ultimi anni). Ho inviato il racconto al blog scelto per la preselezione, Diari di Pensieri Persi, senza sapere che lo staff di quest’ultimo coincideva in buona parte con quello di Speechless, una realtà letteraria con la quale desideravo pubblicare da moltissimo tempo. E qui interviene il desiderio di cui dicevo all’inizio, che mi ha portata per vie traverse (e un po’ contorte, ammettiamolo, ma chi sono io per mettere in discussione le misteriose forze dell’universo?) a poter pubblicare con questo meraviglioso team. Il mio racconto è arrivato in finale a Chrysalide ed è stato incluso in questa splendida antologia.
 – Nella prefazione a questa antologia si legge una frase di Gabriel Garcia Marquez: “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda per raccontarla”. Cos’è per te “la poetica del ricordo”?
 Qualsiasi vicenda noi viviamo, qualsiasi azione, ogni singolo istante della nostra vita cessa di esistere nel momento stesso in cui si compie. Tutto ciò che viene dopo è frutto di una rielaborazione in parte cosciente, ma soprattutto inconscia, che trasforma il reale in un “pressappoco reale”, enfatizzandone i colori, amplificandone il piacere o la sofferenza, rendendolo qualcosa di migliore o peggiore, per giustificarne il ricordo e alimentare la catarsi nella quale inevitabilmente ci culliamo per giustificare la nostra esistenza. Chi scrive e racconta storie attinge non solo dalle proprie memorie consce o inconsce, ma anche da una sorta di ricordo collettivo: un serbatoio di fatti e suggestioni di coloro i quali hanno vissuto e alimentato la poetica della memoria prima di lui.
– Il tuo racconto Dancing with Roger è breve ma intenso. Una marea di emozioni in poche pagine. Chi sono e cosa rappresentano Roger e Guillame de Joie? Entrambi sembrano giocare con il fuoco dimostrando che i sensi hanno il sopravvento sulla razionalità: è così?
 Guillaume è un personaggio che mi accompagna da molti anni. È stato il primo vampiro che ho interpretato in un gioco di ruolo e ho scritto un romanzo mai portato a termine su di lui intitolato La rinascita di Hermes. Dancing with Roger è una sorta di cronaca romanzata della prima sessione di gioco in cui ho avuto il piacere di vestire i suoi panni. Credo che il master che muoveva Roger sia ancora in analisi da allora. Nella mia intenzione Guillaume doveva essere un personaggio assolutamente frivolo e spensierato, una creatura alla quale l’eternità non solo non aveva inflitto sofferenze e patimenti, ma che addirittura nel suo essere ciò che è, un Rinato, avesse colto il pretesto per essere pienamente se stesso, senza limiti, senza remore e ostacoli morali. Purtroppo, come spesso accade, il tempo di giocarlo un paio di volte e la sua storia mi ha travolta con un carico di dolore tale da renderlo a tutt’oggi uno dei personaggi più pesanti e sofferti che io abbia mai creato, ma nel racconto prevale ancora il suo spirito irriverente e la sua leggerezza, contrapposti alla rigidità apparentemente inscalfibile di Roger. Quest’ultimo, a mio avviso, rimane capace di provare passioni tanto più profonde ed estreme quanto più le reprime del tutto nel suo atteggiamento e nella sua condotta. Confesso di avere un debole per i personaggi un po’ repressi 😉
 – In Dancing with Roger mi è parso di leggere, tra le righe, il messaggio: “Il dolore dona realmente la vera bellezza”. Ci spieghi il motivo di questa scelta?
 È un adagio che mi accompagna da tempo ed emerge anche in altre storie che ho scritto e in altri personaggi ai quali ho dato vita. Per esempio Michele Corella o Jericho Marmaduke Shelmardine della serie Victorian Solstice. L’avevo elaborata già ai tempi dell’università grazie a letture indimenticabili come La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica di Mario Praz. Allora mi beavo di essere un groviglio di luoghi comuni romantici che sfidavano ogni buon senso. Tuttora resto dell’idea che come alcuni artisti trovano la loro miglior espressione e più felice ispirazione solo nel dolore, così ci siano individui ai quali il tormento della carne o dell’anima conferisca un fascino innegabile e una bellezza struggente. In Corella questo concetto è esasperato nella fascinazione subita dal protagonista davanti a figure di martiri e santi colti nell’istante del supplizio. In Dancing with Roger è solo una percezione appena accennata dal momento che lo stesso Roger non può sapere quanto abbia sofferto davvero Guillaume nella sua lunga esistenza.
– Federica, tu sei una scrittrice che ha alle spalle una serie di pubblicazioni e collaborazioni importanti.  Quali sono gli elementi base della tua narrazione e come riesci a catturare l’attenzione dei lettori?
 Intanto grazie per le tue parole, che mi rendono molto orgogliosa (posso salutare la mia co-autrice? Ciao Vittoria)! Scrivo da quando ero una bambina e quello che ho sempre desiderato maggiormente fare è creare mondi e condurvi gli altri. Da piccola lo facevo inventando storie e raccontandole agli altri bambini, poi a un certo punto, dopo aver letto abbastanza libri per rendermi conto che tanta gente ci aveva provato prima di me, ho tentato di metterle anche per iscritto. Credo che chi legge le mie storie possa apprezzare l’atmosfera che tendo a creare, quella suggestione fatta di immagini e descrizioni e sensazioni che attira il lettore in un altrove in cui può perdersi per il tempo della lettura. L’esperienza come master nei giochi di ruolo è stata una palestra importante da questo punto di vista. Credo che le persone possano apprezzare anche i personaggi che creo. Molto spesso sono esseri in bilico tra questo mondo e altri, non necessariamente perché sono delle creature fantastiche o sovrannaturali, ma per la loro stessa natura, che li rende diversi, emarginati, proprio come se in questa realtà fossero capitati per sbaglio. Credo infine che possa risultare affascinante la percezione di un altrove che ricorre spesso nelle mie storie e nelle mie ambientazioni, un Mondo-sotto-il-Mondo che a volte si concretizza in luoghi che non sono luoghi ma un’assenza di spazio e di regole, che altre volte rimane sospeso, nascosto nell’angolo estremo dell’occhio, restando una dimensione che non esiste ma percepibile in modo misterioso.
– La tua scrittura è il risultato di un duro lavoro e infinita passione. Quando hai sentito dentro di te l’esigenza di scrivere?
 Ne facevo accenno poco fa. Il mio primo romanzo l’ho iniziato a dodici anni, anche se mia nonna giura che alcuni miei temi delle elementari fossero di fatto già dei racconti. Scrivere necessita di tanta passione, è vero, ma anche di instancabile studio e di una dose inesauribile di umiltà. Quella è fondamentale per migliorare giorno dopo giorno. Mettersi costantemente in discussione e non smettere mai di cercare. E poi c’è il piacere. Scrivere deve farti stare bene, deve renderti felice, altrimenti non vale la pena farlo. Io sono felicissima quando scrivo, perfino quando sto male, quando le parole non vengono e l’ispirazione languisce. È una dolcissima agonia alla quale non rinuncerei mai.
– Quando scrivi come immagini il tuo “lettore ideale”?
 Non penso mai a chi leggerà quello che scrivo. Prima di pubblicare Corella e Victorian Solstice non mi ponevo neppure il problema che qualcuno che non fosse mio amico potesse leggere le mie storie. Spero che quello che scrivo possa piacere a chiunque, che individui diversi possano trovarvi disparate emozioni e un piacere differente. Ho ricevuto riscontri positivi da persone diversissime tra loro e la cosa più divertente è che mi hanno detto di aver apprezzato particolarmente nei miei scritti cose che non mi ero nemmeno resa conto di averci messo. Per questo motivo penso che la scrittura come anche la lettura debba restare un’esperienza profondamente soggettiva e che, come da lettrice sono stata piacevolmente sorpresa da autori sui quali non avrei mai puntato, mi auguro di poter essere apprezzata anche da lettori lontani anni luce da quello che scrivo e quello che sono.
 – Federica, ci racconti la tua carriera di successi e cosa significa per te “essere famosi”?
 Essere famosi significa essere conosciuti al di là della tua vita e del tuo mondo per forza di cose limitato geograficamente e socialmente. In certi casi è significa anche essere conosciuto da persone che non sanno nemmeno che faccia tu abbia, anche se, nell’era del web, risulta difficile tenere nascosta la propria identità. Questo per me significa essere famosi e in quest’ottica posso vantare la mia fetta di celebrità, seppur piccola, perché pubblicando Corella e la serie Victorian Solstice, oltre ai miei racconti in varie antologie, ho avuto l’occasione di venire a contatto con molte persone sconosciute e distanti, con le quali ho potuto avere scambi costruttivi e, in certi casi, anche instaurare rapporti di amicizia. Suppongo che diventare MOLTO famosi sia un’altra faccenda, ma sinceramente non credo che la questione di base cambi tanto. Chi crea qualcosa, prova il naturale desiderio di condividerlo con più persone possibili, sia che si tratti di un romanzo o di una torta. Quando ti accorgi che le tue torte piacciono a un sacco di gente, beh, non puoi che esserne felice e cercare di sfornarne sempre di migliori.
– Essere una scrittrice ti mette in relazione con editori, lettori, critici, giornalisti e altri scrittori. Come descriveresti questi rapporti?
 Come detto prima, ho avuto occasione di conoscere diverse persone con le quali ho potuto confrontarmi, a partire dalle mie editrici, tanti blogger e ovviamente lettori e altri scrittori. È tutto molto stimolante e arricchente per me, perché sono una bestiola sociale e socievole, amo gli scambi costruttivi e sono cresciuta nella convinzione che c’è sempre da imparare qualcosa dal prossimo. Finora sono stata fortunata perché ho avuto a che fare solo con persone piacevoli. Le poche recensioni negative le ho sempre accolte con l’attenzione che si dovrebbe riservare alle critiche, ma anche con la consapevolezza che non si possa piacere a tutti. In generale quest’ultimo anno e mezzo è stato oltremodo soddisfacente per me.
– Ritorniamo all’antologia Diari dal sottosuolo, perché un lettore dovrebbe acquistarla?
 Perché contiene ottimi racconti, che domande! Perché declina il fantastico nella sua accezione più ampia e in molte delle sfaccettature che ne hanno fatto uno dei generi più diffusi degli ultimi duecento anni. Gli autori sono giovani ma promettenti e ciascuno profondamente investito nel proprio stile e nella propria unicità. Perché l’edizione è curata e gradevole, la copertina strepitosa ed è più di quanto si possa dire di molti o troppi testi buttati sul mercato da case editrici piccole e grandi, che forse hanno perso un po’ di vista cosa significhi pubblicare un buon libro.
– Progetti per il futuro?
 Tanti, troppi, sempre. A breve uscirà il quarto episodio della serie Victorian Sosltice, ma posso anticipare agli appassionati di Jonas e Jericho che Vittoria Corella e io stiamo già pensando a un quinto episodio e a un’ulteriore serie antologica ambientata nella stessa Londra che è già stata teatro delle avventure dei nostri due male assortiti detective. Sempre con Vittoria stiamo terminando la stesura di un romanzo Steampunk, una sorta di spin off di Victorian Solstice. Si chiamerà Victorian Vigilante, ovvero le Macchine Infernali del Dottor Morse e ci auguriamo possa ricevere un’accoglienza altrettanto entusiastica di quella riservata ai nostri precedenti lavori.
Sto collaborando anche con altre due scrittrici, Letizia Loi, con la quale sto scrivendo un urban fantasy (questa volta sono quasi sicura che la definizione sia corretta) e Lucia Guglieminetti, che mi ha permesso di rispolverare il personaggio di Guillaume in un paio di racconti che hanno come protagonista lui e Raistan Van Hoeck, il vampiro protagonista dei suoi lavori.
In solitario ho ripreso in mano il libro dedicato a Guillaume, La rinascita di Hermes, ma soprattutto sto cercando di portare avanti un progetto che covo da anni, un romanzo che per ora si chiama semplicemente Luthais, dal nome del luogo a cui è dedicato (uno dei miei tanti luoghi-non-luoghi).
A breve, inoltre, pubblicherò anche un paio di racconti lunghi con due case editrici digitali.
– Grazie Federica per aver risposto così gentilmente alle mie domande. Vogliamo concludere con una bella frase?
 La vita è sogno, soltanto sogno… il sogno di un sogno.
L’ha scritto Edgard Allan Poe, anche se nella mia testa risuona da sempre sussurrato dalla voce soave di Miranda, protagonista di Pic Nic a Hanging Rock di Peter Weir, uno dei miei film preferiti in assoluto. C’è talmente tanta bellezza in questa vita che il mio più grande rammarico è non poterne assaporare che una minima parte. Ma suppongo che anche questo faccia parte del sogno e il suo essere destinato a svanire.

 

Intervista doppia su I miei sogni tra le pagine

Cari lettori,
qualche tempo fa avete potuto leggere la recensione molto positiva ai primi due episodi della serie VICTORIAN SOLSTICE di Vittoria Corella e Federica Soprani (http://www.victoriansolstice.it ).
Le due scrittrici (assolutamente spassose, come potete rendervi conto leggendo) hanno gentilmente accettato di rispondere a tutte le curiosità che mi sono venute in mente su Jericho Marmaduke Shelmardine, Jonas Marlowe, le loro investigazioni e il loro mondo bizzarro.
Preciso che, essendo un’intervista a tre voci, ho cercato di evidenziare chi parla, in modo da evitare confusione tra domande e risposte.
Inoltre, se, dopo aver letto l’intervista che segue, sarete ancora curiosi, vi consiglio di guardare l’incantevole video ufficiale http://www.youtube.com/watch?v=wC0WJ6p_tms e la pagina PINTEREST con tutte le ‘ispirazioni’ della serie http://www.pinterest.com/victoriansolsti/boards/.
Ciao Federica e ciao Vittoria, benvenute nel salottino del nostro Blog I miei sogni tra le pagine!
La vostra serie “Victorian Solstice”, che dovrebbe essere composta da quattro episodi, è giunta alla pubblicazione del secondo episodio ed il terzo dovrebbe uscire nei prossimi mesi. 
Prima di tutto, com’è l’esperienza di scrivere a quattro mani? Vi trovate insieme, in un luogo di particolare ispirazione, o il vostro è uno scambio a distanza, per cui ciascuna lavora su un personaggio in particolare e sviluppa solo determinati contesti?
VC: separate come Michelle Pfeiffer e Rutger Hauer in Lady Hawke, il nostro crepuscolo è il web. A parte gli scherzi, io vivo a Riccione e Federica vive a Parma. Quando decidiamo di scrivere qualcosa insieme, ci accordiamo su uno scheletro narrativo, poi una delle due comincia e scrive finché può, quindi passa il file all’altra. Di solito cerchiamo di muovere ognuna i propri personaggi (per esempio, Jonas è roba mia), ma a volte una muove i personaggi dell’altra e viceversa. Nonostante le diversità, riusciamo ad essere molto affiatate. Incredibile!
FS: Magari!! Se Vittoria ed io vivessimo nella stessa città probabilmente il nostro rapporto letterario e umano si sarebbe già infranto da anni. Abbiamo dei luoghi di particolare ispirazione, sì, ma tutti nelle nostre teste. Credo che la cosa davvero sorprendente sia che riusciamo ad arrivarci insieme. Ormai siamo talmente in sintonia da riuscire a scambiarci i personaggi con una certa facilità, anche se di solito ciascuna si occupa dei suoi. Ti dirò di più, se io le dico “Mi piacerebbe un personaggio così e così” lei me lo confeziona su misura in un baleno. E’sempre Natale! Sono una donna molto, molto fortunata 🙂
L’ambientazione che avete scelto per i vostri racconti è quella di una Londra vittoriana molto oscura, decadente e sensuale. C’è qualche motivo alla base di questa scelta? Trovate che l’epoca di Jack lo squartatore ben si presti all’atmosfera noir-gotica (se mi passate la definizione) di cui avevate bisogno?
VC: una caratteristica in comune che abbiamo è l’anglofilia. Inglese è bello e Londinese è meglio. Londinese del diciannovesimo secolo, con l’uso del voi e le giacche eleganti è il top. E poi una volta una mia cara amica disse: “Ogni tanto, una donna ha semplicemente bisogno di leggere di gente che si da del voi prima di fare sesso”. Si riferiva agli Harmony Storici, ma lo applicherei anche a Victorian Solstice.
FS: Ho sempre subito il fascino dell’Inghilterra in tutte le sue declinazioni storiche e sociali. L’epoca Vittoriana mi affascina per i suoi apparenti ordine e rigore, che celano tutto ciò che non è consono e opportuno esternare. Io sono sempre stata attratta dai luoghi oscuri, dai territori del crepuscolo popolate da mostri. Mi piace il mondo-sotto-il mondo, quella regione non necessariamente fisica dove finisce tutto quello che non è degno della luce. Nella Londra di quel periodo ritrovo molte situazioni care al mio immaginario.
Sinora ho trovato particolarmente azzeccati i personaggi, il Medium Jericho Marmaduke Shelmardine, con questo passato pieno di dolorosi segreti, e l’Ispettore Jonas Marlowe, così concreto e perciò diffidente verso sedute spiritiche e maghi-ciarlatani. Per queste due figure avete avuto dei modelli letterari di riferimento o avevate una vostra idea di base da sviluppare?
VC: il mio modello letterario di riferimento per Jonas è Paperino. Non scherzo: ho volutamente creato un personaggio sfortunato, non particolarmente bello, fondamentalmente perdente. Di belli e strafighi nei libri ce ne sono fin troppi. Proviamo con uno più ‘umano’.
FS: Per Jericho sono debitrice a Virginia Woolf dell’altisonante cognome. Marmaduke Bonthrop Shelmerdine è un personaggio (splendido) del romanzo ‘Orlando’. A parte ciò no, non mi sono ispirata a personaggi esistenti. Jericho è l’ultimo nato di una genia di peccatori che mi segue da quando ho iniziato a scrivere, uomini consumati dal vizio, corrotti, spesso loro malgrado, dalla lussuria e dalla violenza di un mondo che non ha saputo coglierne la bellezza, ma che li ha consumati e dannati oltre ogni misericordia. Di solito uomini come questi non possono salvarsi da soli. Chissà se Jonas saprà fare qualcosa in merito… 😉
Immagino che non vogliate fare spoiler sul proseguo della trama, ma sono solo io ad essermi immaginata una certa tensione erotica sottintesa tra i due? 
VC: Hai immaginato benissimo!
FS: Ops! No, ma dico, hai visto quanto è dannatamente sexy l’ispettore?!? 😀
Potete darci qualche anticipazione su cosa attende la coppia?
VC: La J & J investigations è il baluardo dei fuori-casta londinesi, genìa che personalmente io preferisco. I nostri eroi aiuteranno quelli che normalmente nessuno aiuterebbe (zingari, circensi, prostituti maschi…)
FS: Guai, tanti, tanti guai, neanche da dire. Quei due sono catalizzatori di problemi, ormai è evidente, e la loro convivenza a Fine del Mondo si rivelerà a dir poco esplosiva. Ci saranno nuovi personaggi, naturalmente, che incroceranno il loro cammino, nuovi angoli di Londra da esplorare… sempre se ne avrete il coraggio!
Ho notato che le scene erotiche sono una costante almeno nei primi due episodi, e devo dire che le ho trovate intriganti senza essere volgar (il che è non è assolutamente scontato). C’è una di voi che è più esperta in questo particolare ambitodi scrittura? 
VC: io sono una grande amante della letteratura erotica e ho un debole piuttosto marcato per i Menage a trois. Mi sa che si nota, vero?
FS: La pervertita è lei! La pervertita è lei! Non è vero. Non ho la cultura di Vittoria riguardo alla letteratura erotica, ma l’erotismo fa parte di una storia come il sesso fa parte della vita (a meno che non si scriva di vulcaniani). Personalmente tratto questo aspetto della vicenda come tutti gli altri: se ‘vedo’ una scena che implica una certa dose di sensualità, lascio che le parole fluiscano liberamente per descriverla.
E ancora, la scelta di virare anche verso il romance m/m è stata dettata dalla volontà di raggiungere un determinato target di lettori oppure vi piaceva semplicemente l’idea?
VC: Spesso dico che i personaggi delle mie storie fanno quello che vogliono. Anche in questo caso hanno deciso loro. Comunque l’appassionata di M/M è Federica.
FS: Non ho mai pensato a Victorian Solstice come un serie m/m. C’è l’amore in tutti i suoi aspetti, dai più delicati ai più spaventosi, e c’è il sesso, la carnalità a volte esasperata, che rende reali e tangibili desideri e incubi. Sul fatto che tra Jonas e Jericho possa nascere un legame che travalichi la semplice amicizia non pongo limiti alle possibilità. Lord Byron afferma che l’amicizia è l’amore senza ali, ma nessuno ha mai detto che le ali non possano spuntare. Soprattutto perché, non so se lo sapete, ma Vittoria è la reincarnazione di Byron.
Infine, il futuro. Pensate di dare un seguito a questa serie, magari trasformandola in un romanzo più ampio, o il progetto “Victorian Solstice” sarà limitato a questi quattro capitoli?
VC: se l’ispirazione e la forza ci assistono, amplieremo il discorso e scriveremo un romanzo in stile Ken Follett (ovvero che supera le 1000 pagine) che racconterà la nostra Londra dal 1887 al 1950. Chissà chi avrà il coraggio di editarlo.
FS: Sì, l’idea è quella. Vogliamo scrivere altri racconti su J&J, e magari ampliare il discorso creando un romanzo corale che includa anche tutto ciò che è stato prima, tutto ciò che dovrà essere. Chissà?
Avete altri progetti in corso, sia singolarmente che come coppia di autrici?
VC: per ora stiamo scrivendo l’episodio 5, non previsto dal contratto con Lite editions, per cui chissà. Io personalmente non ho alcun progetto in cantiere, per il semplice fatto che sono pigra e scrivere mi fa soffrire indicibilmente.
FS: Io ho appena pubblicato il mio romanzo storico Corella, l’ombra del Borgia, una sorta di biografia romanzata di Michele Corella, sicario umanista al servizio di Cesare Borgia, e lo sto promuovendo (ti interessa leggerlo? ;)) A parte ciò sono in uscita tre antologie tra fantasy e horror che conterranno dei miei racconti. Sto scrivendo un nuovo romanzo, La regina sognante, che indaga sulle famose ‘zone di crepuscolo’ di cui parlavo prima. Ma la mia priorità va sempre a Vittoria: non si libererà facilmente di me!

 

dal blog della Lite-Editions

Intervista a Federica Soprani

 

Intervista di BlackArcana su Pane e Paradossi

Letto e Bloggato: La società degli spiriti
Posted by BlackArcana on Aprile 26th, 2013

"Morgana supervisiona il mio lavoro"

Inizio ringraziando entrambe per la disponibilità e dandovi il benvenuto su Pane e Paradossi-Letto e Bloggato . Che ne dite di raccontarci qualcosa di voi, cosa amate fare, come vi siete avvicinate alla scrittura, qual è il suo ruolo nella vostra vita e, soprattutto, com’è nata la vostra collaborazione?
Federica: Grazie a voi, è un onore e un privilegio essere vostre ospiti. Le cose che amo fare sono sempre molto più numerose di quelle alle quali posso dedicarmi, purtroppo. Amo in cinema e le serie televisive. Ho fatto teatro per anni, poi ho ripiegato sui giochi di ruolo dal vivo quando gli impegni di lavoro mi hanno imbrigliata. Mi piace cucinare (e mangiare). Adoro fare lunghe passeggiate, cercando disperatamente di scovare scorci suggestivi e selvaggi tra il grigiume cittadino. Naturalmente mi piace leggere, da sempre, e scrivo da quando ero bambina. All’inizio era un modo per dare spazio e voce ai miei innumerevoli amici immaginari. Poi ho iniziato a scrivere storie per i miei amichetti ‘reali’. E non ho più smesso. Scrivere è la cosa che amo fare di più in assoluto, mi fa stare bene, mi rende felice.
La collaborazione con Vittoria è nata per caso. Ci siamo conosciute su un forum di appassionati di Doctor Who. Io all’epoca avevo appena aperto Victorian Solstice, il Gioco di Narrazione on line, e cercavo players. Sebbene lei avesse ammesso di non aver mai scritto narrativa in vita sua sono rimasta subito folgorata dal suo stile e dalla sua inventiva e ho fatto di tutto per irretirla e portarla verso il lato oscuro. E ci sono riuscita ;)

Comodino: oltre al caos, il mio amato Kindle, Fumetti di Hellboy e il GAZA 1956 di Joe Sacco, manuale del gioco di ruolo steampunk Castle Falkensteine manuale sulla sessualità vittoriana di Pearsall.Vittoria Corella: Io leggo. Molto. Sempre. Comunque. Per dormire, per combattere la tristezza, ma soprattutto per imparare cose nuove, perché imparare per me è sinonimo di felicità. Per motivi mai del tutto chiariti, c’è sempre stato qualcuno che nella mia vita mi ha chiesto “Scrivimi qualcosa!”. Me l’ha chiesto la redazione di un quotidiano, allora ho anche fatto la giornalista per un po’, poi un paio di magazine cartacei ora defunti e anche qualche webzine: “Scrivimi qualcosa!”. Poi è arrivata Federica e mi ha chiesto “vuoi scrivere? “ e io le ho risposto sì. Che altro potevo fare?

Come è nata l’idea de “La società degli spiriti”? Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione del romanzo e alle altre cronache della vostra serie Victorian Solstice?
Federica: Per quanto mi riguarda La Società nasce da un sogno. Ho sognato l’omicidio Kynaston qualche anno fa. Ho sognato la Sirena. E nel sogno c’era un Medium senza scrupoli. Avevo buttato giù qualcosa subito, ma poi non ne avevo fatto nulla. Poi, quando nacque Victorian Solstice GDN tirai fuori la storia per un articolo di Orlando Swan sulla Mayfair Gazette. Il caso era ancora irrisolto. Nell’articolo si leggeva che anche il sedicente Medium Jericho Marmaduke Shelmardine aveva preso parte alle indagini. Quando Vittoria ed io abbiamo deciso di iniziare a scrivere gli episodi della serie ho subito proposto questo caso, per scoprire una volta per tutte cosa fosse successo.

VC: Federica, che è più pratica di me, voleva concretizzare qualcosa riguardo all’autentico MARE di storie e personaggi che nel corso di oltre quattro anni di scrittura insieme avevamo accumulato nel nostro immaginario comune, ovvero i Londinesi Vittoriani del nostro Gioco di Narrazione. Suppongo lei abbia scelto Jericho, perché credo sia il Londinese ‘più vecchio’. Io invece ho ideato Jonas proprio per questi racconti e mi sono ispirata ad una faccia che mi piacesse. Lo faccio sempre. Trovo una faccia che mi ispira una storia e poi ricamo. In questo caso mi sono ispirata allo scrittore Falksen.

Jericho e Jonas: così diversi ma così simili nella ricerca di una distrazione al dolore che si portano dietro. Due personaggi affascinanti dal rapporto complicato e ricco di futuri sviluppi. Che rapporto avete con loro? Da dove è nata l’ispirazione nell’idearli e nel descriverli al lettore?
Federica: Amo Jericho, è uno dei primi personaggi che ho creato per l’ambientazione vittoriana. In precedenza lo usavo anche in un altro GDR on line. Il fatto che lo ami tanto mi porta ad infierire particolarmente su di lui. Faccio sempre così con i personaggi che mi piacciono, ho questa mia contorta estetica del dolore che mi porta a credere che a certi personaggi la sofferenza doni enormemente! Ho giocato Jericho su Victorian Solstice GDN per anni, e Vittoria ha creato per lui Cristophe Safire e Valentina Casanova. Confesso che nel GDN, ambientato tre anni prima rispetto ai fatti della serie, era destinato a morire, ma quando si è ventilata la possibilità di scrivere questi racconti ho deciso che lui fosse il candidato migliore come protagonista, e ho deciso di allungargli un po’la vita. E poi per nulla al mondo avrei mancato al suo incontro con Jonas Marlowe! Me ne sono innamorata non appena Vittoria mi ha inviato il primo frammento su di lui. Penso che sia perfetto come controparte del Medium. E anche il Medium lo pensa.

VC: La mia crudeltà nei confronti dei miei personaggi è proverbiale e degna di un Dio dell’Antico Testamento. Non provo particolare coinvolgimento emotivo nei confronti dei miei personaggi: cerco solo di costruire una storia avvincente, credibile, possibilmente ‘bella’ e rendere il più tridimensionale possibile il personaggio. Però quando mi stufo, lo abbatto senza pietà. Jonas è un esperimento di ‘buono senza speranza, non bello e non vincente’. Da piccola preferivo Paperino a Topolino, come quasi tutti.

Siete entrambe creatrici e autrici di un Gioco di Narrazione dedicato alla vostra serie poliziesco-erotica Victorian Solstice ( www.victoriansolstice.forumfree.it) . Ci volete spiegare cos’è e come è nata l’idea?
Federica: In realtà il GDN è precedente, esiste dal 2009, e da esso traiamo gran parte delle idee, dei personaggi e delle situazioni riproposte nei racconti. Jericho, Safire, Re Belial, Sir Davies, così come buona parte dei personaggi che appariranno nei racconti successivi, esistevano e vivevano già nel GDN. Solo Jonas è stato creato appositamente per la serie. Il GDN è ambientato nel 1887 e propone una linea cronologica comune che si snoda in tre diversi ‘blocchi’ sociali (West End, City e East End) attraverso i quali si intrecciano le vicende di numerosi personaggi. Ho sempre creduto molto in questo progetto e ho sempre pensato che, prima o poi, ne avremmo tratto qualcosa di pubblicabile. Aspettavo solo di scoprire cosa.

VC: Il ‘VS’, come lo chiamiamo noi, è una specie di romanzo totale online in cui chiunque abbia voglia di scrivere e leggere e nutra un minimo di interesse per il periodo storico in questione può entrare. C’è una linea narrativa comune e chiunque si può inserire col suo personaggio e interagire con gli altri. Il risultato è un specie di romanzone/gioco di ruolo con diecimila personaggi e diecimila trame diverse che prima o poi si intersecano. Per adesso è in pausa di riflessione, ahimè.

Volete raccontarci qualcosa dei passi che avete dovuto fare per vedere finalmente pubblicato “La società degli spiriti”? È stato tutto come vi aspettavate? Com’è il mondo dell’editoria visto con i vostri occhi?
Federica: E’stato abbastanza facile, in realtà. La curatrice della collana Giallo-Nero della Lite mi chiese se avessi qualcosa da proporle. Ci conoscevamo già e aveva letto altri miei racconti. Io, che non sono mai stata molto portata per il giallo e il poliziesco, ho proposto subito a Vittoria una collaborazione. Lei si è fatta pregare come al solito, ma ho saputo fin da subito che avrebbe capitolato. Abbiamo scritto il primo racconto quasi di getto, lo abbiamo editato e lo abbiamo inviato alla Lite, insieme alla copertina disegnata per noi da Monia Zanetti, la nostra illustratrice ufficiale. Ci è arrivato il contratto e lo abbiamo firmato. Tutto molto semplice. Per quanto riguarda il mondo dell’editoria, personalmente mi confonde e mi atterrisce un po’. Mi ero già resa conto delle tante zone d’ombre cercando di pubblicare il mio romanzo storico (tuttora inedito), ma non ero pronta al sottobosco della case editrici digitali, che con la loro vasta diffusione rendono ancora più difficile tenere le fila dei giochi. Occorre cautela, questo è certo, e occorre umiltà, ma questo l’ho sempre saputo. Bisogna imparare a relativizzare ogni cosa, tanto le lodi quanto le critiche, e rassegnarsi al fatto che, in questo come in tutti gli altri campi, spesso il successo è legato più a simpatie e favoritismi che non ha effettive capacità. Compreso ciò, bisogna cercare di tenersi fuori da clientelismi e compromessi e andare avanti per la propria strada, con coerenza. Scriviamo fondamentalmente perché ci piace. Lo faremmo anche se nessuno ci leggesse, come abbiamo fatto per anni nel GDN. Facciamo del nostro meglio. Il reso deve contare poco.

VC: Il Mondo dell’Editoria NON è come me lo aspettavo. Prossima domanda?

"Fonte di energia indispensabile per il corpo e per la mente."Avete delle tecniche narrative, dei trucchi, dei riti o luoghi che vi conciliano meglio il processo creativo a cui non riuscite a rinunciare quando scrivete? Insomma, come vi rapportate alla pagina bianca?
Federica: No, nulla in particolare. Apro la pagina e se comincio a ‘vedere’ qualcosa significa che è un buon momento per scrivere. Di solito che sta andando bene quando ho l’impressione che le parole appaiano prima che io le abbia scritte, come se le mie dita si muovessero per conto loro. Altre volte parlo sottovoce mentre scrivo, come se seguissi un dettato.

VC: io scrivo ‘a mente’ (cioè letteralmente mi racconto da sola la storia nella mia testa) e lo faccio nel dormiveglia, prima di addormentarmi. Le mie inibizioni si azzerano e spesso sogno le storie come se fossero film. La mattina, se riesco, trascrivo il tutto. Non sempre mi è possibile, allora cerco di riempire il foglio bianco meglio che posso.

Da dove parte la vostra storia di lettrici? Quali generi letterari vi affascinano? Quali sono i vostri autori feticcio, quelli che vi è impossibile abbandonare?
Federica: Ho iniziato a leggere piccolissima, sebbene nessuno nella mia famiglia fosse particolarmente devoto alla lettura. Ciononostante mi hanno sempre incoraggiata molto. Sono sempre stata una lettrice onnivora. Crescendo i miei gusti si sono orientati verso la storia, in particolare Rinascimento e primo Ottocento. Ma ho continuato a lasciami guidare dal mio naso e dalla suggestione del momento. Mi sono appassionata di Storia napoleonica e mi sono laureata con una tesi sui vampiri. Per anni ho creduto di essere la reincarnazione del poeta inglese Percy Shelley (e sospetto che Vittoria lo sia di Lord Byron…). Gli autori che considero tuttora i miei modelli sono una rosa tutta femminile: Emily Bronte (il suo Cime tempestose resiste come mio romanzo preferito dall’età di undici anni), Angel Carter (La camera di sangue è un libro che ho letto fino a consumarne le pagine), Tanith Lee (autrice che ha riscritto per me il significato di ‘fantasy’), Paola Capriolo (La grande Eulalia, Vissi d’amore, e tutta la sua produzione magica e inimitabile). Negli ultimi anni mi sono appassionata ai romanzi di Arturo Pérez-Reverte.

parte di una delle librerie (potete vedere la mia serie di guide di Londra, città che per studio, lavoro e svago visito in media una o due volte all'anno, il dizionario dei Sinonimi & Contrari regalatomi da mio marito che forse voleva dirmi qualcosa con questo dono, libri vari sui serial killer, Philippa Gregory e LE BENEVOLE di Littell) VC: Mi hanno spiegato che leggere è vivere molte vite. Mia nonna ci teneva moltissimo, e mi torturava coi classiconi lacrimosi tipo Cuore, Incompreso e Piccole Donne. E’ lì che ho imparato che leggere è un viaggio ed un supplemento di vita. Leggo qualsiasi cosa. Prediligo i romanzi storici, le storie di guerra e odio il fantasy in maniera viscerale.

So che è a breve uscirà il sequel della “La società degli spiriti” e che si intitolerà “La Lega dei gentiluomini rossi”. Ce ne volete parlare? Qualche succosa anticipazione? Altri progetti di cui dovremmo essere informati?
Federica: In realtà noi stiamo già lavorando al quarto racconto, ma meglio non correre troppo! La Lega vedrà ancora insieme Jonas e Jericho collaborare a un altro caso oscuro e misterioso (e sopratutto alle prese l’uno con i fantasmi dell’altro). Emergeranno altri tasselli della vita del Medium: soprattutto il finale aprirà nuovi scenari alquanto sconcertanti su di lui e sul futuro. Altri progetti in comune? Sto cercando di convincere Vittoria a scrivere un romanzo monumentale che dovrebbe coprire un periodo a cavallo tra il 1887 e il 1954 e che riproporrebbe personaggi e situazioni legati a Victorian Solstice. Spero di convincerla!

VC: Jericho e Jonas riveleranno nuovi aspetti nascosti di una Londra piuttosto dark e crudele. Jonas finirà con l’innamorarsi, ma non vi dico di chi.

 

 Intervista su Reader’s bench

A cura di Danylù Louliette K su Reader’s bench

INTERVISTA A FEDERICA SOPRANI E VITTORIA CORELLA, AUTRICI DE LA SOCIETA’ DEGLI SPIRITI E LA LEGA DEI GENTILUOMINI ROSSI

La scorsa settimana vi ho parlato de La società degli spiriti e La lega dei gentiluomini rossi e vi ho raccontato come, in meno di 24 ore, questi due racconti di Federica Soprani e Vittoria Corella mi abbiano completamente rapita.
Ora sulla panchina non abbiamo altri che loro: Federica e Vittoria che, in questa intervista, ci parleranno della genesi dei loro racconti e sulle modalità della scrittura a quattro mani.
Premetto che intervistarle è stato davvero divertente, anche perchè le due autrici in questione sono decisamente delle personcine “sopra le righe”.
Trovarsi fra il fuoco incrociato delle loro risposte è stata un’esperienza decisamente formante.
Vista la vastità di personaggi presenti nella storia, potete farci una piccola distinzione di chi ha creato chi?

F: Personalmente sono colpevole della genesi di Jericho, un personaggio che porto con me da anni e al quale sono molto affezionata. E come tutti i personaggi che amo anche il povero medium è destinato a soffrire pene indicibili.  Vittoria mi fece a suo tempo l’onore di creare Safire (e il dispetto di creare Valentina). Fosse dipeso da me il medium sarebbe scomparso col suo mago nel 1887. Ma quando si è presentata l’occasione di scrivere i racconti di Victorian Solstice ho pensato di allungargli un po’ la vita e fargli conoscere Jonas, giusto per farlo soffrire ancora un po’. Re Belial era una mia creatura, ma Vittoria lo gestisce così bene che non ho potuto fare a meno di donarglielo: nulla mi rende più felice del suo gaio sorriso.
Vittoria è, appunto, la mamma di Jonas Marlowe, un personaggio odiosamente integro. Ancora mi domando da quale cilindro lo abbia estratto, dato che non ha nulla a che fare con il genere di personaggi che crea solitamente. Ma al medium piace, che volete farci?…
Per quanto riguarda la Lega, ho l’onore e il privilegio di essere la genitrice di Maurice Langdon Seymour, il Lord Cancelliere, del prodigo e devoto Fletcher e del povero Georg Coventry.
Altri personaggi che appaiono nei racconti, come Sir Damon Davies, Blanche Coventry, Peter Hicks e il misterioso Signor V sono retaggio degli anni trascorsi a giocare sul forum del Gioco di Narrazione Victorian Solstice, creato da me e Vittoria nel 2009. Mi auguro potremo dire ancora molto di loro 😉
V: Per quel che riguarda l’episodio 1, Vittoria Corella è la mamma di Jonas, Sir Damon Davies, Re Belial, il Mago Safire, Valentina e ha mosso in parte la sirena Euphrosine, dandole l’aspetto striato da ‘Ittiosi’ (omaggio a Sugar del bravissimo Michel Faber) e le membrane tra le dita, oltre a mozzarle la lingua per renderla muta. Vittoria Corella sa essere molto crudele coi personaggi delle sue storie.
Jonas è stato creato apposta per Jericho, che è un personaggio antichissimo, visto che esiste da più tempo di Vittoria Corella stessa (creatura fittizia, schermo virtuale dietro la quale si cela la vera ‘testa’ a metà del progetto Victorian Solstice).
Belial è nato sì dalla testa di Federica tanto tempo fa, ma poi Vittoria se ne è impossessata quasi naturalmente e si è trovata tanto bene nella pelle diabolica del Re, che è diventato una sua proprietà a tutti gli effetti.
Safire e Valentina erano nati per fare altro, ma come Jericho ha posato gli occhi sul Mago, durante una serata a teatro (mi pare andasse in scena il Giaurro di Byron), ha perso la brocca e l’ha voluto a tutti i costi. Peccato che al traino c’era Miss Casanova, che non ha affatto gradito.
Nell’episodio 2, Vittoria è la mamma di tutte figure femminili, oltre che di Jonas: la povera signora O’Dowd, la povera Blanche Coventry, la povera Gwen e persino la defunta Alice, grande amore di Jonas.
Scrivere a quattro mani è una cosa che mi ha sempre affascinato, me che credo sia davvero difficile. Come avviene la creazione delle vostre storie?

F: Paradossalmente per Vittoria e me risulta facilissimo scrivere insieme. Dico paradossalmente perché non potrebbero esistere due persone più differenti di noi. Forse siamo così diverse da risultare, alla fine, complementari. Per me è un onore e un piacere scrivere con lei. E’assolutamente stimolante. Parliamo molto dei nostri progetti e delle nostre idee, pianifichiamo, ci scontriamo perfino, ma, alla fine, quando si inizia a scrivere, tutto risulta molto naturale. Io scrivo un pezzo, poi lo mando a lei che va avanti, e così via. Quando una delle due si ‘blocca’ l’altra cerca di incentivarla, o semplicemente di distrarla finché il blocco non passa. La cosa più importante è che ci divertiamo insieme. Credo non avrebbe senso continuare a scrivere se così non fosse, e questo lo ripeto spesso a Vittoria.
V: Ci facciamo un’idea della storia, poi una delle due inizia, scrive un po’, poi passa la palla all’altra. A volte una scrive intere scene, a volte è un botta e risposta come in un dialogo. A volte seguiamo la trama che ci eravamo prefisse, altre (più spesso di quanto mi piaccia ammettere) andiamo  a casaccio sperando che dio ce la mandi buona. Conosciamo talmente bene i nostri personaggi che non è un problema per federica muovere i personaggi di Vittoria o immaginarne le reazioni, e viceversa.
Come e quando vi siete conosciute? Come è nata l’idea di scrivere insieme?

F: In realtà io mi sono imbattuta in Vittoria e dopo aver litigato con lei per un po’sui Borgia ho deciso che la ragazza aveva del potenziale e che avremmo fatto grandi cose insieme. Così le ho detto: Sto creando un forum di GDR (Gioco di Ruolo) ambientato nella Londra vittoriana. Ti va di aiutarmi? Al che la sciagurata rispose: Sì, certo, volentieri. Che cos’è un GDR?…
il resto è storia.
Al che Vittoria ha risposto: non ho mai scritto narrativa, sono una giornalista più che altro. Va bene uguale? E comunque voglio essere maltrattata.
V: Navigavo in internet, perchè mi annoiavo. In una chat ho incontrato Federica e le ho detto che i suoi stramaledetti Borgia sono degli stronzi e Caterina Sforza, Signora di Forlì, rulez (Io sono di lì). Da lì è nato l’amore.

Federica Soprani

Erotismo: un tema preponderante nella saga. E’ per entrambe così o c’è una più maliziosa dell’altra?

V: posso dire di me che il sesso mi piace moltissimo (farlo, leggerlo, immaginarlo). Per quel che riguarda la letteratura a tema, leggo molti libri erotici, ma non quelli contemporanei, solo quelli dei secoli passati, in cui non c’era il serpeggiante moralismo buonista di oggi, il femminismo o anche l’idea che il sesso è uno sport da fighi. Dove si scopava per incontrollabile passione e autentica ‘fregola’, altro che l’esibizionismo triste da video porno di Belen o Pamela Anderson. Poi, siccome sono sadomasochista, mi piace la crudeltà di De Sade, di cui ho scoperto un libro nella biblioteca di mia nonna a 10 anni. Di lì un lento rotolare a valle.
F: Il sesso è una componente fondamentale della natura umana. Premesso ciò, anch’io apprezzo tanto la teoria quanto la pratica. Soprattutto mi piace indagare su come un autentico sovvertimento di sensi può sconvolgere anche la mente più razionale. I miei primi approcci letterari sono stati biechissimi romance storici, leggendo i quali mi ritrovavo a pensare come fosse possibile che capitassero certe cose tra uomini e donne. Poi mi sono documentata meglio e ho scoperto tutte le variabili del caso, ma non posso dire di essere un’esperta di letteratura erotica. Molto hanno fatto anche i fumetti, soprattutto giapponesi (ho una propensione al sado-masochismo molto affine a certi topoi del Sole Levante)
C’è una domanda che non vi hanno mai posto e a cui vorreste rispondere?

V: siccome sono poco ‘social’ non muoio dalla voglia di parlare di me, per cui non mi chiederei niente. Mi piacciono però le domande che dimostrano autentico interesse in quello che faccio. Alle domande ‘standard’ rispondo in maniera ‘standard’ se va bene, se no con brutale sarcasmo.
Ultima domanda standard, per accontentare fan e curiosi come me: Ci sono altri progetti all’orizzonte?

V: beh, insieme: il Romanzo totale delle nostre storie che racconterà la storia di VS dal 1887 al 1918 almeno, e forse arriverà oltre, tipo 1950. In solitario io progetto di fare il minimo indispensabile in ogni ambito e grattarmi.
F: Abbiamo anche in progetto una storia Steampunk che avrà come protagonisti altri due nostri ‘idoli’: Percy Shelley e Lord Byron. Sto cercando di convertire Vittoria al Romance, illudendola con promesse di ricchezza, ma nonostante lo strepitoso successo del nostro primo esperimento lei non vuole saperne.
V: ah, non hai detto che te sei Shelley redivivo, io sono Lord Byron e Emanuela Valentini si propone come Mary Shelley. Così, perché è una buffa coincidenza.
Ringraziamo le autrice per la loro disponibilità, date un’occhiata al sito della Lite Editions.

A cura di Danylù Louliette K, seguitela anche sul suo blog

La società degli spiriti di Federica Soprani e Vittoria Corella, Lite Editions, Collana Passion, 53 pagg,  1,99 nel Kindle Store

 

 La Lega dei gentiluomini rossi di Federica Soprani, Vittoria Corella, 65 pagg, 1,99 euro nel Kindle Store

Intervista di Aquila Reale per La penna d’oro

Do il benvenuto sul blog “Penna d’Oro”  a Federica Soprani e Vittoria Corella, autrici della serie “Victorian Solstice”. Grazie per aver accettato di rispondere a questa intervista a due voci.
Per cominciare raccontateci qualcosa di voi e soprattutto come nasce la vostra collaborazione?
Federica : Mi sono imbattuta in Vittoria su un forum dedicato al Doctor Who. Dopo cinque minuti stavamo già litigando riguardo a Cesare Borgia e Caterina Riario Sforza. Ho deciso che era meglio averla come amica che come nemica e l’ho convinta a creare con me un forum di Gioco di ruolo ambientato nella Londra vittoriana. Per lei il massimo del gioco fino ad allora era Monopoli e, ingenua, mi ha seguito senza sapere in che ginepraio si stava cacciando.
Vittoria : Federica mi ha trovata su internet e manipolata, facendomi credere di poter scrivere dei libri. Io credo a tutto.
Quali autori hanno influito sulla vostra formazione?
Federica : Sono sempre stata una lettrice onnivora, e ho avuto la fortuna di avere insegnanti che mi hanno lasciata libera di seguire il mio naso più delle direttive ministeriali. E soffrendo di rinite allergica… Ho un passato di Umanista alle spalle, con un amore non sempre corrisposto per i classici. Dopo che qualcuno è riuscito a convincermi che dopo l’Ottocento c’è stato anche il Novecento ho allargato un po’i miei orizzonti. Come modelli di riferimento cito solo Tanith Lee, Paola Capriolo, Angela Carter.
Vittoria : Sono di formazione anglosassone: classici inglesi, americani, australiani, neozelandesi e anche moltissimi africani in lingua inglese (ci sono autori grandiosi).  Citarne alcuni? A me basta che parlino inglese. E l’accento ‘british’ mi fa anche sesso.
Se vi fosse stata data la possibilità di scegliere, in quale epoca avreste voluto vivere?
Federica : Idealmente Rinascimento italiano, primo Ottocento inglese (ho creduto per anni di essere la reincarnazione di Percy Shelley e se mi chiamano Shilo mi volto ancora. Ma solo se lo fa Byron), epoca vittoriana, sempre in Inghilterra. Sono decisamente filo-albionica, nonostante la mia passione viscerale per le guerre napoleoniche e le figure umane di Napo e dei suoi marescialli. Riconosco tuttavia che l’epoca in cui vivo mi offre molte più opportunità e la speranza di non essere falciata da un lanzichenecco mentre porto fuori il cane.
Vittoria : Mi piace scrivere quasi esclusivamente di epoche passate, ma come donna me la sarei vista brutta in tutte, per cui mi va bene il XXI secolo, anche se non è che siano rose e fiori anche oggi.
Come nasce la serie poliziesca-erotica Victorian Solstice?
Federica : Come detto prima, io e Vittoria abbiamo creato e gestito per tre anni un gioco di ruolo di ambientazione vittoriana, Victorian Solstice. A un certo punto abbiamo deciso che tutte quelle storie e quei personaggi meritavano uno spazio maggiore di quello offerto dal forum, e così siamo partire per questo nuovo viaggio.
Vittoria : MANIPOLAZIONE MENTALE. Vedi domanda 1.
La genesi della coppia Jericho e Jonas è stata travagliata?

 Federica : No, non direi. Vittoria aveva pensato bene di far morire Safire nel Gioco di Ruolo. Il minimo che poteva fare era dare al medium un’altra possibilità. Inoltre ci piaceva l’idea di affiancare due personaggi che non potessero essere più diversi e incompatibili, almeno di primo acchito.
Vittoria : No, serviva una controparte per Jericho. Jericho lo conosco molto bene, visto che gli ho rovinato la vita nel peggiore dei modi. Gli dovevo ‘qualcuno’ che gli stesse vicino e lo facesse almeno un po’ sorridere.
I loro nomi Jericho Marmaduke Shelmardine e Jonas Marlowe da dove traggono origine?
Federica : Marmaduke Bonthrop Shelmardine è un personaggio di Virginia Woolf che appare nel romanzo Orlando. Racchiude in sé tutti gli archetipi dell’eroe romantico: passa il tempo doppiando il Capo di Buona Speranza col mare in tempesta, quando non è impegnato a combattere per l’indipendenza di un qualche paese lontano; conosce l’opera omnia di Percy Shelley a memoria e la recita alla propria donna dopo aver fatto l’amore. E ovviamente è bello e tormentato.
Vittoria : Mi piacciono i nomi corti da scrivere, perché sono pigra: ecco Jonas, un gradino sopra ‘Ugo’. Marlowe per via del drammaturgo inglese pugnalato a Deptford perché spia di Elisabetta I. Vedere domanda 2, in ogni caso.
Una frase di Franz Kafka recita: “Un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”. E’ così, in J&J c’è un cuore ghiacciato?
Federica : Ce ne sono due, ma personalmente spero che avvicinandoli si scatenerà una miracolosa reazione chimica che scioglierà il ghiaccio e colmerà il vuoto. Vittoria si diverte a deludere la mia speranza.
Vittoria : In Jonas sì, c’è moltissimo ghiaccio che copre una corona di spine, che cinge la fronte del crepacuore.
Perché, secondo voi, questi novelli investigatori piacciono così tanto al pubblico dei lettori?
Federica : Piacciono? Davvero?… 😉 Credo che piacciano per motivi diversi a lettori diversi. Per esempio molte ragazze fanno semplicemente il tifo per vederli prima o poi insieme, nella miglior tradizione del M/M. Ce li shippano pure. Io credo che possano affascinare perché si lasciano scoprire a poco a poco, a ogni racconto, un velo dopo l’altro, e forse questa imprevedibilità accende la curiosità di chi legge e fa venire voglia di andare avanti.
Vittoria : Beh, suppongo perché sono imperfetti. Come tutti noi.
Quanto vi sentite emotivamente coinvolte nei confronti dei personaggi che avete creato?
Federica : Moltissimo. Non riesco a mantenere il distacco da loro. Soffro spesso per il loro dolore (che io stessa ho inflitto, vabbè…). Fortunatamente la cosa non è reciproca. Ai loro occhi credo di essere una specie di portinaia impicciona che amministra dispoticamente il condominio in cui sono costretti a vivere e che può solo assistere con trepidazione alle loro storie.
Vittoria : Non molto. Io li guardo da fuori e li muovo. Sono un regista. O una divinità assiro-babilonese.

 C’è una particolarità del carattere dei due investigatori che non sopportate?
Federica : Jonas è ‘odiosamente integro’ come non mancherà di affermare qualcuno nel quarto racconto. A me personalmente piace anche questo suo aspetto, ma suppongo che alle volte i suoi spigoli possano risultare ostici. Di Jericho non apprezzo l’istinto di autodistruzione, ma per fortuna sta guarendo, pian piano.
Vittoria : Il famosissimo ‘palo in quel posto’ che ha Jonas. Di Jericho non sopporto il distacco verso i suoi figli (spoilers!).
Avete mai subito “il blocco” dello scrittore?
Federica : Purtroppo sì. Bisogna fare i conti con la vita, giorno dopo giorno, col lavoro e con tutte quelle cose squisitamente materiali che ci ammorbano e appesantiscono le nostre ali con la grigia polvere dei giorni. Ma poi passa. Scrivere mi fa stare troppo bene.

 Vittoria : Sì, quando sono depressa, ma poi prendo le mie medicine.

Qual è il lavoro di ricerca da cui nascono i vari episodi?
Federica : Io e Vittoria parliamo molto, il nostro brainstorming è costante. Il fatto che per la maggior parte del tempo diciamo idiozie non significa che prima o poi non ne potremmo trarre qualcosa di buono. Già ai tempi del forum cercavamo di curare molto la veridicità storica e di costume, quindi andiamo avanti a leggere e cercare notizie sui libri e sulla rete.

Vittoria : Leggo libri di vari argomenti sull’epoca storica che tratto: vita sociale, politica, sessualità, letteratura. Anche libri per bambini. Uso molto internet.

Con un mix perfetto di collaborazione avete creato uno stile raffinato, curato nei minimi particolari. E’ difficile scrivere in due?
Federica : No, mi trovo benissimo con Vittoria, nonostante non possano esistere due persone più diverse di noi (un po’ come J e J ;)).  Ci stimoliamo molto a vicenda e come per magia tutti i tasselli si incastrano, prima o poi, anche quelli che sembravano destinati a non trovarsi mai. Lei è molto severa e un po’rompiscatole quando si tratta di editing, ma mi ha aiutata a migliorare molto in questi ultimi mesi e di questo le sarò sempre grata.

 Vittoria : Non con Federica.
Che sensazione provate nel digitare l’ultima parola di un racconto?
Federica : sto benissimo, poi malissimo. La crisi d’astinenza subentra dopo le prime 48 ore.
Vittoria : Rispondo con Violetta della Traviata:

“Sempre libera degg´io
folleggiare di gioia in gioia,

vo´che scorra il viver mio
pei sentieri del piacer.
Nasca il giorno, o il giorno muoia,
sempre lieta ne´ ritrovi,
a diletti sempre nuovi
dee volare il mio pensier”
Progetti per il futuro?
Federica : Tanti. Una serie di racconti Steampunk che racconteranno le avventure di un supereroe Vittoriano e della sua nemesi, un racconto sempre Steampunk su Byron e Shelley e un romanzo storico che coprirà qualcosa come settant’anni a cavallo tra Ottocento e Novecento. Ma nel frattempo cerchiamo di non perdere il ritmo. Abbiamo scritto perfino un romance, anche se Vittoria non vuole che si sappia in giro. Ops, non dovevo dirlo?… Nel frattempo portiamo avanti progetti in solitario. Il mio romanzo storico Corella, l’ombra del Borgia, uscirà entro l’estate (pubblicità progresso ;))

 Vittoria : Per ora qualcosa di Steampunk. Forse.

Grazie per la vostra disponibilità, ad maiora Federica e Vittoria!


Federica : Grazie a te! Alla prossima.
Vittoria : God save the Queen!

 

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