da Chrysale: La Locanda della Spiga d’Oro

“Permettete, signore?”
Chrysale sollevò gli occhi dal proprio gioco di carte, e rivolse uno dei suoi cortesi sorrisi all’uomo che gli stava davanti.
“Sì?”domandò affabile.
L’accoglienza garbata sembrò rinfrancare un poco l’ometto, che, tuttavia, rimaneva sulle spine.
Naturalmente Chrysale aveva registrato la sua presenza nella sala già da un pezzo, così come aveva fatto per tutti gli avventori che, quella sera, cercavano rifugio dalla pioggia scrosciante nella Locanda della Spiga d’oro.
Dell’ometto, nella fattispecie, aveva subito indovinato il disagio, come se si trovasse in un luogo che poco o nulla aveva a che fare con lui.
“Perdonate se ho l’ardire di disturbarvi.”, cominciò.
A dispetto del nervosismo, i suoi modi erano affettati e sussiegosi. Evidentemente proveniva da un ambiente assai diverso da quello della maggior parte degli avventori, per lo più mercanti o avventurieri.
Anche il fatto di restare in piedi, mentre il suo interlocutore era seduto, sembrava risultargli del tutto naturale, e Chrysale ne ebbe la conferma quando, invitatolo a sedere di fronte a lui, ricevette un cortese ma fermo rifiuto.

da Chrysale: La Locanda della Spiga d’Oro