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Riassunto:
Tratto dal romanzo omonimo
di Paolo Maurensig, si rivela, una volta tanto,
un film superiore al libro. E'un gioco ad
incastri, come certe scatole-giocattolo
di una volta. E come un giocattolo antico ci riporta
a ritroso nel tempo, come un canone inverso che
si leva, e che può essere suonato indifferentemente
dall'inizo alla fine, dalla fine al principio...
Così incontriamo Costanza (Nia Roberts)
e il vecchio barone Blau (Peter Vaughan), che
si contendono l'acquisto di un vecchio violino
dal manico sinistramente antropomorfo, e iniziando
a scivolare nel passato rivediamo una più
giovane Costanza e un misterioso violinista (Gabriel
Byrne).
Il violinista racconta una storia, ed ecco che
scendiamo ad un altro livello, giriamo un'altra
carta, e conosciamo Jeno Varga (Hans Matheson),
che suona il violino e la musica lasciatagli dal
padre che non ha mai conosciuto, e duetta alla
radio con la bellissima pianista Sophie Levi (Melanie
Thierry). Violino e piano s'incontrano, l'amore
nasce subito, ma la musica esige il suo tributo
e spinto da Sophie Jeno si reca al Collegium Musicum,
dove incontra il giovane David Blau. Un nuovo
giro di vite, una nuova scatola che si apre, e
la musica si fa più veloce, più
ossessiva, in un crescendo vertiginoso ed inarrestabile.
Le leggi razziali stanno per arrivare a Praga.
La verità si rivela con la crudeltà
di uno scherzo tra ragazzi. Un ultimo concerto
praghese segna il destino di tutti. E lentamente
il tempo si riarrotola su se stesso, le scatole
si chiudono, una ad una, e alla fine tutto ciò
che rimane è la musica, solo la musica.
"La musica è
il nostro coltello, la spada con cui conquisteremo
il mondo!"
Jeno Varga
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